Raggi si veste da Boldrini: “Via cartelloni sessisti da Roma”

“Finalmente ridurremo il numero di quegli odiosi cartelloni pubblicitari che ormai tappezzano le nostre città”, ha scritto su Facebook il sindaco di Roma Virginia Raggi. E i cittadini tirano un respiro di sollievo per questa iniziativa che tutti, ma proprio tutti, stavano aspettando con il fiato sospeso.

Poi spiega, e non si può non essere d’accordo, almeno all’inizio: “A Roma dimezziamo il numero dei cartelloni pubblicitari e ora ci sarà più decoro nella nostra città. Dopo decenni di assenza di regole abbiamo approvato il piano esecutivo del Prip, ovvero il Piano regolatore degli impianti pubblicitari”.

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“Vi do un po di numeri, avremo 15mila impianti pubblicitari al posto dei 28mila che invadevano la città, per una superficie espositiva totale che passa dai 166mila metri quadrati ai 61mila attuali. Una conquista importante per Roma, finora invasa da tabelloni che deturpavano strade, parchi e monumenti, e un passo in avanti per la sicurezza di automobilisti e pedoni, la cui incolumità è stata spesso messa a repentaglio da cartelloni irregolari che limitavano la visibilità agli incroci e su strade di grande viabilità. Una vittoria, soprattutto, in fatto di legalità. A beneficiarne saranno soprattutto le imprese, che avranno ora regole certe da seguire a tutela di una concorrenza onesta e normata”.

“Ogni cartellone – spiega la Raggi – avrà infatti una carta d’identità che ne individua tutte le caratteristiche, e una banca dati dedicata. Uno strumento efficace contro ogni forma di abusivismo”. E fino a qui si potrebbe anche essere d’accordo, meno cartelloni per strada. Anche se i cittadini avrebbero preferito meno zingari e meno abusivi a molestare i passanti.

Però poi Raggi deborda nel fanatismo boldriniano, tipico di chi deve nascondere la propria pochezza dietro l’ideologia: “Attenzione particolare anche ai messaggi veicolati. Non più immagini violente né sessiste che strumentalizzano il corpo della donna, in nome di una sensibilità da riaffermare e promuovere con ogni mezzo, anche quello pubblicitario”.

Meno stupri nei parchi, altro che ‘immagini sessiste’.



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