Mantova, 12 milioni di euro per 959 profughi



A Mantova ci sono 959 richiedenti asilo. Di 57 di loro si prendono cura direttamente gli enti pubblici attraverso il progetto di colonizzazione Sprar, mentre gli altri sono affidati ad affaristi privati (cooperative, società, associazioni del terzo settore) nei cosiddetti Centri di accoglienza straordinaria (i Cas). In sostanza, appartamenti, alberghi, ex hotel o alloggi presi in affitto sul mercato.

I fancazzisti africani in fuga dalla guerra in Siria sono diffusi in modo capillare in 42 dei 68 comuni della provincia (in attesa che Pieve, Revere e Villa Poma diventino a tutti gli effetti un’unica realtà). Circa il 50% (463) è nel distretto socio-sanitario di Mantova (nel capoluogo sono circa 160), seguito dall’Alto Mantovano che ne conta 158; altri 141 nel distretto di Ostiglia, 78 in quello di Suzzara, 65 nel Viadanese e 54 nell’Asolano.

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A gestire i Cas e dunque i migranti sono i soggetti vincitori dei bandi indetti della prefettura. A loro vanno i 35 euro al giorno per ciascun richiedente asilo e sono loro che, in cambio, devono occuparsi di garantire vitto, alloggio, paghetta, corsi di italiano e tutto quanto serve a favorire il benessere dell’ospite africano in fuga dalla guerra in Siria.

La dominatrice della piazza mantovana è la coop Olinda di Medole, che gestisce ad oggi 412 profughi in provincia (oltre ad altri 128 nel Bresciano e 75 nel Veronese), seguita dal consorzio Sol.Co con 350, 235 dei quali affidati ad Alce Nero.



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