E’ la terza guerra mondiale: e questa è la loro arma



Einstein disse un giorno di non avere idea, di quali armi sarebbero state usate per combattere la terza Guerra Mondiale. Oggi noi lo sappiamo:

 

Una guerra che ‘loro’, le popolazioni afroislamiche, combattono, e noi no.

Una guerra che è iniziata un paio di decenni fa. Quando i nostri governanti hanno firmato la resa senza condizioni. E senza nemmeno avvisarci. Hanno deciso, loro, che conveniva ai propri interessi di élites globali sostituire i popoli occidentali con quelli meno intelligenti e quindi più facilmente manipolabili dal terzo mondo.

Ma nel loro fanatismo ideologico, non hanno immaginato che sì, intelligenti non erano, ma violenti lo sono. Eccome.

In questo contesto, ogni attentato islamico, ogni strage, è solo una ‘piccola’ puntata di una catastrofe epocale. Uno strattone di un treno che marcia verso il precipizioo.

Stiamo assistendo, attraverso l’immigrazione, al crollo di un’intera civilizzazione, la nostra. In una guerra che stiamo perdendo solo perché abbiamo deciso di non combatterla.

In questo, le similitudini con quello che Gibbon analizzo in ‘Declino e Caduta dell’Impero Romano’, sono fin troppo chiare. Anche allora l’oligarchia al potere decise che era tempo di sostituire la Repubblica con l’Impero (Globalizzazione), perché questo rispondeva meglio ai loro interessi, miopi, di classe. Anche allora, la globalizzazione impoverì l’Italia, che di Roma era il cuore pulsante su cui tutto si reggeva. Anche allora, si decise di rispondere al declino demografico importando ‘immigrati’ che combattessero nelle Legioni al posto dei cittadini. E anche allora, questo, portò alla catastrofe.

Solo che, da quella catastrofe, la civiltà romana si riprese dopo secoli bui e rinacque perché il nemico era simile razzialmente. Dalla catastrofe attuale, se non la fermiamo, non ci riprenderemo più. L’uomo che verrà dopo, sarà diverso. Sarà l’omuncolo dei romanzi distopici: non avrà identità.

Oggi le orde islamiche afro-asiatiche penetrano nel corpo molle dell’Europa come il violentatore di una donna ubriaca: li andiamo anche a prendere.

Se uno di loro muore nel tentativo di venire a conquistare casa nostra, invece di esultare, scatta il lutto. Questa non è nemmeno follia, o demenza senile. E’ perversione.

 



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