Estremisti pubblicano lista di proscrizione contro giornalisti “fascisti”



Voti, spazi, agibilità e, adesso, anche un’inedita popolarità televisiva. Il “fenomeno CasaPound” sembra stia causando più d’un bruciore di stomaco agli antifascisti di maniera.

E così, assieme ad Enrico Mentana, anche Corrado Formigli e David Parenzo sono finiti nel mirino dell’ultrasinistra militante. Rei d’aver accettato il confronto con la bestia nera della politica, il movimento rivelazione delle municipali su Ostia, il più discusso e chiacchierato del momento.

Sulla pagina Facebook Achtung Banditen è stata pubblicata la foto di uno striscione su cui si legge: “Gli adesivi di Anna Frank, il tentato omicidio di un migrante e l’aggressione fasciomafiosa a un giornalista… te lo avevamo detto c******e, il fascismo non è un’opinione”. A commento della foto vengono elencati i destinatari del messaggio: “La dedica va a Enrico Mentana, Corrado Formigli, David Parenzo e tutti i giornalisti che hanno creato il ‘caso’ CasaPound. I banditi si aggirano nella metropoli…”.

Apparso di fronte agli studi di La7, lo striscione è stato pensato ed affisso in seguito all’ospitata di Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, nel salotto di Piazza Pulita (che quella sera farà ascolti record) dove il numero due delle “tartarughe” ha affrontato sia Formigli, sia Parenzo, entrambi precedentemente invitati in quel di via Napoleone III. Anche se Parenzo si è tirato indietro in seguito all’aggressione dell’inviato di Nemo da parte di Roberto Spada (sospettato di aver contributo all’affermazione di CasaPound su Ostia). Ma il primo big del giornalismo a varcare la soglia del quartier generale dei “fascisti del terzo millennio” è stato Mentana, a cui infatti era già stato dedicato uno striscione analogo: “Mentana c******e il fascismo non è un’opinione”. Alle polemiche, il giornalista replicò: “Se dovessimo discutere sempre tra persone che la pensano allo stesso modo che razza di discussione sarebbe?”.

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Quella dei presunti nemici del popolo è tuttavia una blacklist destinata ad allungarsi di settimana in settimana, almeno finché il movimento fondato da Gianluca Iannone saprà catalizzare su di sé l’attenzione mediatica.

Non sarebbe nemmeno il caso di commentare chi definisce un radical chic come Parenzo ‘fascista’ e mischia vicende tra loro slegate come il più classico dei dissociati mentali. Ma riflettiamo. Se a pubblicare una lista di giornalisti, con minacce più o meno velate, fosse una pagina ‘fascista’, o comunque non di sinistrati fru fru: cosa accadrebbe?

Lo annuncerebbero a reti unificate. Lancerebbero l’allarme ‘fascismo’. La pagina sarebbe chiusa. I suoi amministratori indagati. Facciamo anche notare che i giornalisti sono Ebrei: ma nessuno agita lo spettro dell’antisemitismo e di una lista di proscrizione contro i giornalisti ebrei. Cosa che, invece, sarebbe subito scattata se, per caso, a pubblicare il tutto fossero stati ‘altri’.



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