Sesso nel centro profughi, titolari Onlus stupravano ospiti



Riforniamo i pervertiti di carne fresca, e li paghiamo pure

Sequestro di persona e violenza sessuale: sono i due reati contestati a vario titolo a due umanitaristi a cottimo, tal Massimo e Giovanni Melis, 53 e 23 anni, padre e figlio titolari della Onlus “Solidarity Sardinia” che gestiva una struttura temporanea di accoglienza per richiedenti asilo a Senorbì, Cagliari.

È quanto contenuto nell’atto di conclusione delle indagini preliminari notificato loro dalla pm Maria Virginia Boi, titolare di un’inchiesta avviata nell’agosto di due anni fa quando i carabinieri della stazione e della Compagnia di Dolianova erano intervenuti nell’edificio al cui interno si trovavano, in quel momento, sei ragazzi nigeriani.

Quattro ragazze di vent’anni e due ragazzi. I militari erano intervenuti dopo aver ricevuto una segnalazione su un presunto ricatto a sfondo sessuale del quale sarebbe stata vittima una delle giovani ospiti.

Poche ore dopo la visita degli investigatori, il titolare dell’organizzazione di volontariato nata, come era spiegato allora nel sito web, “per aiutare le persone in gravi situazioni di povertà dovuta alla grande crisi economica mondiale”, aveva risposto alle domande del cronista parlando di “accuse false” e sostenendo: “La nostra sede chiusa? Non mi risulta. Noi denunciati? Lo dice lei, non ne sappiamo nulla. Dovrò approfondire”.

I peggiori profittatori del Paese hanno creato onlus dal nulla. C’è chi li traghetta. Chi guadagna ospitandoli. E chi se li sbatte. Alcuni fanno tutte e tre le cose.

Da qualche settimana il documento nel quale il magistrato inquirente formula le specifiche ipotesi di reato è nelle mani degli imputati. La pm contesta il sequestro di persona a entrambi (i migranti avevano riferito di essere costretti frequentemente e senza un motivo dai proprietari a restare bloccati dentro l’abitazione senza poter entrare e uscire) e due episodi di violenza sessuale a Giovanni Melis (che sarebbero stati commessi dietro la presunta promessa di concedere il permesso di soggiorno).
Il ragazzo già durante il blitz dei militari e anche in seguito, subito dopo il trasferimento immediato degli ospiti, aveva sostenuto a sua volta di essere stato aggredito dalla giovane che aveva denunciato l’abuso. La ricostruzione finale degli inquirenti è diversa, ma deve ancora passare al vaglio del giudice.

L’edificio ospitava alcuni degli extracomunitari sbarcati a Cagliari nell’aprile precedente, uno degli innumerevoli arrivi di clandestini avvenuti nel capoluogo fin dall’inizio di quell’anno. L’abitazione di Senorbì era tra quelle prese in considerazione per distribuire nel territorio i migranti del mare che, a cadenza quasi regolare, sbarcavano sulle coste italiane dopo essere stati raccattati dalle grandi navi al largo della Libia o della Tunisia. Ancora il 6 luglio 2015 la onlus era stata ritenuta in grado di ospitare 45 fancazzisti.



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