Profughi ‘minorenni’ occupano centro: “Esigiamo più attenzioni”



Da alcuni giorni si vivono momenti di tensione all’interno del Centro di accoglienza per presunti minori di contrada ‘Gambacorta’ a Scicli, Ragusa. Gli ospiti, circa 50, tutti africani in fuga dalla guerra in Siria che millantano di essere 17 enni, hanno messo in atto una protesta per chiedere ‘maggiore attenzione’ da parte degli assistenti del centro. Pare che il gruppo sia insoddisfatto del cibo. Per sedare la protesta sul posto sono intervenute diverse pattuglie dei carabinieri allo scopo di ripristinare la normalità. In un primo momento si era pensato che i minorenni, di etnia diversa, si stessero scontrando per una serie di incomprensioni.

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A proposito di presunti minori stranieri: “In Italia, la legge in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati, dopo circa sei mesi dalla sua approvazione, è uno strumento che ha apportato importanti aspetti di innovazione e sistematizzazione della materia con garanzie e misure in favore dei minori migranti.
Tuttavia rimane la necessità che venga attuata presto e bene, perché i tempi dei ragazzi non sono indifferenti” e perché “ogni giorno dal campo riceviamo segnalazioni di gravi violazioni della normativa”. A sostenerlo è Raffaella Milano, direttrice programmi Italia Europa dei trafficanti umanitari di Save The Children, a nome di 14 associazioni che insieme alle istituzioni si sono incontrate a Roma per fare il punto sull’attuazione della nuova normativa che discrimina i minori italiani rispetto ai presunti minori scaricati in Italia dai barconi.

Come si evince dai dati ufficiali, sono tutti maschi. E i bambini sono meno dell’1 per cento. Nel 93% dei casi parliamo di immigrati che dichiarano di avere dai 15 ai 17 anni. Il 60% è presunto 17enne.

Le organizzazioni, tra le quali la crème del traffico umanitario come Amnesty International Italia, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, OIM, Save the Children, UNHCR e UNICEF, hanno realizzato un documento nel quale esigono la piena attuazione della legge. Tra i punti della normativa evidenziati, quello della riduzione dei tempi di prima accoglienza fissati a un massimo di 30 giorni, che manca ancora di una piena attuazione. La norma prevede poi la promozione della figura del tutore volontario per i minori, che ha visto una “rapida attuazione” con circa 2600 cittadini che hanno fatto domanda. Non dovranno più andare in Thailandia, ora possono fare domanda come ‘tutor’.

In ogni caso, proseguono i trafficanti, è ancora necessario che gli enti locali “investano risorse” per garantire “supporto” ai tutori, la realizzazione di “sportelli di orientamento”, rimborsi spese e permessi lavorativi per i tutori. Per quanto riguarda l’affidamento nelle famiglie, la legge lo favorisce, ma “la volontà effettiva di attivazione da parte degli enti locali resta cruciale” e per questo è importante “garantire un sistema di accompagnamento alle famiglie affidatarie”. La nuova legge ha previsto la realizzazione di una “cartella sociale” che contiene le informazioni sul minore e per questo i regolamenti dovranno definire “quali siano gli elementi essenziali” di tali informazioni e “chi ha il compito di gestirle”. In materia di identificazione, la legge prevede una procedura certa che tuttavia nella prassi operativa “appare ancora disomogenea”.

Insomma: i bambini italiani possono attendere. Prima vengono i presunti diciassettenni scaricati dai barconi.



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