Parroco si ribella: “Che razza di Chiesa è questa?”

C’è una Chiesa sana, fatta di preti veri, che è maggioranza. Ma troppo spesso silenziosa. Uno di questi preti ha deciso che il silenzio è peccato.

Lo ha fatto con una lettera denuncia inviata al Decano, accusando che troppi dei suoi “confratelli” lo hanno completamente abbandonato nel momento delle difficoltà pastorali. Il riferimento è al “matrimonio gay”, celebrato a giugno scorso con una festa nel municipio, tra un consigliere comunale e un capo scout dell’Agesci.

Si riaccende dunque la polemica in merito all’unione civile fra due uomini, che aveva suscitato perplessità al parroco: non solo perché uno dei due è un educatore di scout cattolici – a cui aveva chiesto di fare un passo indietro, senza per altro ottenerlo – ma anche per la pubblicità data all’evento.
Ma l’amarezza di don Francesco riguarda il fatto che, dopo quattro mesi, non è arrivato alcun pronunciamento sulla questione da parte della Curia. Si attendeva una decisione in merito dell’arcivescovo di Gorizia, Carlo Maria Redaelli, che non c’è mai stata.

E anche l’Agesci nazionale ha passato la patata bollente nelle mani di quello regionale, che a sua volta si è guardata bene a prendere una decisione demandandola agli scout di Staranzano, che vanno avanti ignorando la richiesta di affrontare la questione.

La parrocchia è spaccata in due: metà approva la tesi di don Francesco (il capo scout non può più insegnare ai ragazzi), l’altra metà è con gli scout, nonostante siano al centro di una situazione discutibile per una realtà cattolica legata alla Curia. Una vicenda che si inserisce nel rinnovo del Consiglio pastorale, in programma domenica, dove saranno nominati i nuovi consiglieri.

Il Decano, don Renzo Boscarol, parroco di San Lorenzo a Ronchi dei Legionari, prende le distanze da questa polemica, nonostante l’assenza di don Francesco all’incontro abbia tutta l’aria di essere una protesta. «Non commento questa decisione e non ho niente da dire in merito – ribadisce telegraficamente – anche se questa lettera doveva restare una cosa privata. Non voglio, perciò, entrare nel merito di alcuna discussione o dare alcun giudizio perché diventerebbe un problema atroce».

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Don Francesco, però, non molla e dà battaglia su tutti i fronti. Il suo cellulare è muto, non vuole parlare, ma utilizza il web per far conoscere a tutti il suo durissimo sfogo. «Che fiducia posso avere dei miei confratelli – scrive fra l’altro – che nel momento delle difficoltà invece di essere vicini e solidali sono assenti, lontani o addirittura contro. Invece di essere in sintonia sul messaggio del Vangelo, ne sono in piena dissonanza con dottrine, prassi, metodi e stile completamente diversi».

E aggiunge: «Invece di sostenermi in un caso scandaloso che compromette gravemente il messaggio educativo buono verso i giovani – afferma – superficialmente minimizzano, ti accusano, ti sparlano alle spalle o ti canzonano pubblicamente su giornali nazionali, dandoti del “giovane parroco”. Ho 56 anni e in seminario, invece, sono entrato a 32. Prima ho vissuto tutte le esperienze dei giovani di oggi. Dai 16 ai 24 anni sono stato non credente, ho studiato, ho fatto diversi lavori, ho insegnato, ho fatto il militare, sono stato fidanzato. Dopo la conversione con la preghiera – aggiunge – conquistato dalla bellezza, grandezza e verità della vita cristiana ho deciso di dare totalmente la vita al Signore. Ho intrapreso la strada verso il sacerdozio perché mi sentivo fortemente chiamato a servirlo come pastore di anime. E mi sento ancora e sempre più chiamato a esserlo. Non ho mai messo in dubbio che questa è la strada che Dio vuole per me, ora più che mai. E ne sono felice».

Il finale di don Fragiacomo non lascia dubbi: «Ora mi domando che razza di Chiesa è questa? Cosa offre? Quali grandi ideali presenta ai giovani? Propongo dapprima noi preti, dovremo – dice rivolgendosi proprio a don Renzo – farci un serio esame di coscienza su cosa abbiamo proposto ai giovani. Caro don Renzo non so se verrò ancora alle prossime riunioni del tuo decanato».

Vedrete. Presto legalizzeranno tutte quelle pratiche che ora sono illegali. Così le mele marce diventeranno l’albero.



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