Ventimiglia assediata da Tunisini: La commessa aggredita: «Ha tentato di soffocarmi» – VIDEO

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È caccia al magrebino (quasi sicuramente tunisino, di quelli arrivati in città dopo la fuga post indulto e lo sbarco in Sicilia) descritto nei dettagli dalla sua vittima, una giovane commessa che mercoledì sera ha rischiato di essere stuprata mentre stava chiudendo l’attività e che si è salvata dalla furia del ‘profugo’, non senza aver subìto pesanti molestie sessuali: dal punto di vista legale una vera e propria violenza sessuale.

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I carabinieri stanno setacciando la città, alla ricerca dell’aggressore. Cosa non semplice, visto che Ventimiglia somiglia ormai a Tunisi.

Il migrante è accusato di violenza sessuale, che Valentina Maiolo, 26 anni, da quasi due responsabile del negozio, ha puntualizzato essere «un uomo non bello, dagli occhi grandi e capelli corti», «di chiara origine magrebina» e «con un accenno di barba». Dall’età apparente di circa 35 anni, (indossava un paio di jeans grigio scuro e un maglioncino nero).

«Ero sola in negozio – racconta la donna, ancora sotto choc – Ho visto un magrebino fuori della porta, non mi convinceva come potenziale cliente». Ma chiuderli fuori sarebbe razzismo, secondo i media.

Solo pochi minuti prima la commessa aveva allontanato con forza un altro extracomunitario, circa cinquantenne, dal fare sospetto. «Forse un complice», dirà poi la donna ai carabinieri. La ragazza chiarisce che sta per chiudere. Sono le 19.07 come riporta il display del negozio. Ma l’uomo reagisce, spinge con forza la porta d’ingresso trattenuta dalla commessa: poi l’assale. «Mi ha baciato sul collo – rivela la donna – mi ha tenuto le braccia dietro alla schiena».

Poi l’ha palpeggiata ovunque, ha mimato l’atto sessuale, «ha tentato di soffocarmi con la pashmina che indossavo. Ho pensato: o reagisco o finisce male». E allora la ragazza, dal suo metro e 58 centimetri, pur sapendo che stava affrontando un uomo ben più robusto ed alto di lei, ha sferrato pugni, ha colpito il magrebino.

«Puzzava di alcol», ricorda. La commessa si libera dalla stretta, spinge l’uomo contro il leggìo che sorregge i cataloghi, poi fuori dal negozio. Il magrebino fugge. La ragazza chiama il 113, poi il suocero finanziere. Solo pochi minuti dopo la mamma verrà a conoscenza dei fatti dal racconto che la commessa nello stesso momento sta facendo ai carabinieri. Nella colluttazione, il cellulare della ragazza era rimasto acceso. La donna ha riportato un graffio al collo, è stata visitata dal medico di famiglia. «Gli urlavo: “Vuoi i soldi?” Ma lui ha continuato a farmi male. Ho avuto molta paura».

L’Italia al tempo dell’immigrazione è da paura.




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