Portano fiori ai morti della RSI, denunciati dalla DIGOS



CI RISIAMO, LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE (QUALUNQUE ESPRESSIONE) NON E’ GARANTITA DAI NEOFASCISTI DEMOCRATICI

Si è svolta, oggi, al cimitero Maggiore di Milano, la commemorazione dei caduti della Repubblica sociale da parte di semplici cittadini e dei militanti di Forza Nuova. Una trentina di persone sarebbe stata identificata e potrebbe essere deferita all’autorità giudiziaria per apologia di fascismo. Per avere portato fiori ai morti.

Ormai siamo alla pura demenza. E non c’è ancora la demenziale e liberticida legge Fiano.

Senza entrare nel merito di chi combatté, fino alla morte e quasi con la certezza di perdere, per quello in cui credeva, non può essere reato ricordare i morti. Siano fascisti, brigatisti rossi o renziani.

La commemorazione era stata annunciata da tempo e l’Anpi aveva chiesto che fosse espressamente vietata. La cerimonia si è tenuta al Campo dieci, che ospita centinaia di morti appartenenti alla Rsi. Alla commemorazione, secondo le prime testimonianze, hanno partecipato un centinaio di persone. In due momenti è stato chiamato il “presente” per i caduti e, nonostante il divieto della questura (la stessa che non muove un dito per i bivacchi di clandestini e lo spaccio all’aperto) e l’invito da parte dello speaker, alcune persone anziane hanno levato il braccio per il saluto romano.

Tutto il raduno è stato seguito da vicino dalla psicopolizia, la Digos. Pensate: a Milano, ci sono poliziotti che vengono inviati a fotografare chi commemora i morti al cimitero. Nemmeno la Stasi. Nemmeno in Cina.

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“È doveroso ricordare – ha sottolineato il presidente dell’Anpi di Milano, Roberto Cenati – che al campo dieci del cimitero Maggiore non sono tumulati soltanto semplici aderenti alla repubblica di Salò, ma gerarchi fascisti come Alessandro Pavolini, ultimo segretario del partito fascista repubblicano, Francesco Colombo, capo della legione autonoma Ettore Muti, che operò nella caserma di via Rovello, Armando Tela, uno dei luogotenenti della famigerata banda Koch che aveva sede a Villa Triste”. E quindi? Forse non ha avuto degna sepoltura chi consegnò migliaia di italiani a Tito?

E’ tempo di riporre l’ascia di guerra. E di lasciare, chi vuole, piangere i morti. Senza fotografi intorno.



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