Profugo picchia autista mentre guida, strage sfiorata: rilasciato perché l’ha “picchiato piano”



L’episodio risale a sabato scorso. Il solito migrante/profugo/fancazzista nigeriano aggredisce un autista: «Ha cercato di sfilarmi le chiavi dal quadro, mi ha dato una botta alla testa – spiega Leonardo, la vittima dell’aggressione – e poi mi ha tirato calci e pugni. Per fortuna sono riuscito a mantenere il controllo dell’autobus. A bordo viaggiava una quarantina di ragazzi di 15-16 anni. Poteva andare molto peggio».

Ma nonostante questo, il delinquente è già libero. Anzi, non è mai neanche stato arrestato: «Non sono preoccupato per i dolori fisici. Passeranno. Sono grande e grosso. Non voglio ingigantire quanto mi è accaduto. E’ che ho paura. Ho paura per me stesso e per l’incolumità dei passeggeri che trasporto», sottolinea il conducente. «La persona che mi ha aggredito, che fa parte di una comunità che c’è in località Presura, non è nuova a queste cose».

«Mercoledì scorso – racconta ancora il conducente – ha tentato di fare la stessa cosa. Ubriaco, si è addormentato nel parcheggio degli autobus a Greve in Chianti. La mattina, quando sono entrato in servizio da Greve verso Firenze, è salito a bordo, in stato confusionale. Dopo poco voleva farmi tornare indietro, per recuperare un bagaglio. Ha tentato di togliermi le chiavi dal quadro, mi ha tirato una botta, ma la cosa poi è finita lì. Non gli ho dato molto peso».

VERIFICA LA NOTIZIA

Sabato, però, il secondo e più grave episodio. Questa volta l’aggressione è stata più violenta e, soprattutto, quando è stato assalito, l’auitista stava affrontando una curva con l’autobus pieno di passeggeri. «Ho sporto denuncia», fa presente il conducente di Busitalia. «Mi hanno detto che l’aggressore è stato fermato e identificato, ma poi rilasciato perché non ci sono lesioni gravi. Tornerò a lavoro e me lo ritroverò a bordo», spiega preoccupato. «Qualche suo amico, che sta con lui nel centro di accoglienza dell’Ugolino, mi ha fatto anche le foto. Non sono affatto tranquillo. Anche perché viaggiano a gruppi».

Comandano loro. E se per caso qualcuno si fa giustizia da solo, i media di distrazione di massa non fanno che starnazzare al povero migrante.

Nella foto in alto un caso analogo avvenuto sul tram di Milano: perché sono scatenati. E impuniti.



Lascia un commento