Lampedusa, detenuti tunisini in sciopero: “Non rimandateci indietro”

I detenuti tunisini provenienti da Redeyef ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio. C’è da capirli.

“L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini. Questi denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall’Italia. “Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento”, afferma il gruppo di migranti tunisini, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.

Non esiste alcun diritto a ‘migrare’ in Italia, dementi. Il fatto che l’Italia abbia, ancora per poco, un governo di criminali politici d’alto bordo, non vi dà questo diritto.

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E’ siamo già a 5.827 clandestini sbarcati in Italia dal primo ottobre a venerdì mattina. Oltre l’11% in più rispetto a settembre. Esclusi, ovviamente, gli sbarchi fantasma.

In tutto il mese di settembre 2017 il numero delle “persone” sbarcate in Italia era stato pari a 6.288, con una media di circa 201 sbarchi al giorno, a fronte di una media di 224 sbarchi quotidiani registrata finora ad ottobre, pari ad un aumento del 11,4 per cento. I dati del Viminale, tuttavia, non registrano i cosiddetti “sbarchi fantasma”, ovvero i clandestini, quasi sempre detenuti usciti con l’indulto, che arrivano dalla Tunisia e si dileguano facendo perdere le loro tracce, per cui gli ingressi illegali sono ancora più alti. Probabilmente molto più alti.



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