Rapitori di bambini già liberi, solo obbligo di firma per africana



Liberi tutti e due. Solo obbligo di firma per lei, nemmeno quello per lui. Ieri, il gip di Monza Silvia Pansini ha convalidato l’arresto dei due africani che domenica pomeriggio hanno tentato di rapire 3 bambini italiani al bar del cinema parrocchiale, ma non ha ritenuto che ci fossero ragioni per tenerli in cella. Rapire bambini non è abbastanza grave per farti rimanere in galera.

Al termine dell’udienza, il loro difensore, Christian Cerniglia ha spiegato che «si è trattato di un equivoco», «abbiamo chiarito tutto», «Il comportamento della signora è stato mal interpretato». Si portava via i bambini, ma è un equivoco.

La donna aveva cercato di strappare tre piccoli, di 11, 10 e 7 anni, ai genitori, durante l’intervallo della proiezione del film «Baby Boss». I carabinieri di Vimercate li hanno fermati poche ore dopo, grazie alle testimonianze. Ma ora sono arrivati gli amici magistrati.

La rapitrice, «visibilmente alterata», si era avvicinata ai piccoli pronunciando frasi minacciose. «Ora, ti porto via».

Il parroco don Claudio Silva ha parlato di «una realtà tranquilla, dove non è mai successo niente di preoccupante», tranne un tentato rapimento, il sindaco Luca Maggioni, che sin da primo istante ha smentito che in città esista un’emergenza sicurezza, aspetta che «la magistratura dica con esattezza cosa è successo».

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La Procura brianzola, dopo indagini durate qualche ora, ha escluso da subito che dietro l’accaduto ci potesse essere un’organizzazione “dedicata al traffico di esseri umani o simili”. Minimizzare è l’ordine dall’alto.



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