Parroco sfida Bergoglio: “Prima gli Italiani”



«Come parroci, forse è bene che entriamo nelle dinamiche di chi non ha voce, di chi ha bisogno, delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Non possiamo buttare nel cestino la nostra storia e le nostre tradizioni. Non possiamo farci calpestare. La carità vera si fa in casa, guardando alle nostre famiglie e ai nostri giovani».

Le parole di don Luca Pastore, parroco della Val Soana (Ingria, Ronco e Valprato) e di Spineto, la popolata frazione di Castellamonte, sono state accolte da una standing ovation al convegno sull’emergenza immigrazione organizzato dalla Lega di Canavese.

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Parole, quelle del religioso, che non mancheranno di provocare qualche reazione in diocesi, visto l’impegno che altri parroci, (come ad esempio don Angelo Bianchi, l’arciprete di Castellamonte) hanno profuso per accogliere i membri africani sul territorio e in casa loro, mettendo a disposizione locali sfitti o inutilizzati (come ad esempio la canonica di Pasquaro o la casa parrocchiale di Borgiallo) o avviando progetti di colonizzazione, come quello che ha portato oltre una ventina di migranti proprio in frazione Spineto.

«La storia ci insegna che le migrazioni di massa interessano sempre territori in grande crescita economica, con una forte domanda di lavoro – ha sottolineato – , ma l’Italia non offre assolutamente quelle condizioni, anzi, sta ancora vivendo gli effetti di una crisi gravissima. Ciò si traduce in una mancanza di offerte di lavoro adeguate a consentire l’integrazione di questa massa di persone che è affluita in questi ultimi anni».

Tra gli amministratori locali in sala, il neo sindaco di Favria, Vittorio Bellone: «Siamo in presenza di un’invasione, e la cosa più grave è che manca qualsiasi informazione da parte degli enti preposti ai Comuni, che si trovano impreparati a gestire situazioni di emergenza».

Il collega di Ingria, Igor de Santis: «È impensabile anche solo prevedere di distribuire i migranti come vorrebbero i piani di governo e prefetture in realtà piccole e piccolissime come la nostra, dove non ci sono servizi, né collegamenti efficienti, né tanto meno possibilità lavorative».

Il Cristianesimo non è Bergoglio. Lui è un eretico. Lui nega il messaggio evangelico mettendo da parte il prossimo per fare posto al ‘remoto’..



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