Bergoglio si avventa ancora sul feticcio di Aylan

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Niente più crocifisso, c’è il feticcio di Aylan. L’eresia bergogliana, una vera e propria idolatria del migrante, che ha nella sottomissione e nel masochismo una fonte di piacere che loro sublimano in religione, ha eletto il proprio simbolo.

Bergoglio, un uomo ossessionato, ha infatti lasciato in dono a quei mangiapane a tradimento della Fao, che discutono di fame nel mondo – che non c’è – tra champagne e tartine al caviale, una scultura di marmo che raffigura Aylan, il bambino sacrificato dal proprio padre in cerca di fortuna sulle spiagge della Turchia nell’ottobre 2015. E da allora eletto a feticcio delle sanguisughe dell’immigrazione.

Alla Fao il Pontefice è stato accolto dal direttore Generale, José Graziano da Silva, e dall’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’ Agricoltura (Fao, Ifad, Pam), il mons. Fernando Chica Arellano.

Non lo lasciano riposare in pace. La scultura è stata scoperta nell’atrio della sede Fao, dopo di che, nella Sala Cina, il Pontefice ha avuto un breve incontro con il direttore generale, con il direttore generale aggiunto, Daniel Gustafson e con il Capo del Gabinetto, Mario Lubetkin.

Poi tutti a pranzo.

Il povero Aylan non è vittima dei ‘cattivi’, è vittima dei buonisti. E’ vittima del padre in cerca di fortuna e di una dentiera nuova in Canada. Non voleva vivere in Turchia, dove aveva una casa normale, in attesa di tornare in Kurdistan, che già allora era comunque pacificato, e lo sarebbe stato completamente di lì a pochi mesi: no, voleva di più. Per questo ha caricato la famiglia su un gommone dopo avere pagato migliaia di euro che l’avrebbero fatta vivere benissimo in Turchia. Per questo ha fatto morire suo figlio.

Quella scultura, invece dell’angioletto disperato scolpito da un cuckold bergogliano, dovrebbe avere un vampiro a succhiare il sangue di quel bambino. Un vampiro che, come Bergoglio, si nutre di quella morte per portare avanti la propria oscena politica di annientamento etnico in Europa. E se poi, quella politica fa morire un bambino: poco male, gli si fa una foto, una scultura. Tutto fa brodo alla propaganda.