Il boss della droga è un ex profugo di 18 anni: “Spaccio e leggo il Corano”



Ventiquattro ore prima che il cuore del giovane livornese si fermasse per un mix di cocaina e metadone, la vittima insieme a un amico aveva fatto spese da Rayen “il palestinese”: due dosi di cocaina pagate 40 euro ciascuna in vista di una serata da sballo.

È iniziata dalla ricostruzione di quella notte maledetta di inizio anno l’inchiesta della squadra mobile che martedì ha portato all’arresto dello spacciatore, protagonista anche per la rissa scoppiata in piazza Cavour all’alba del 12 agosto e filmata da un residente.

Ahmed Chouchoui, detto “Rayen”, diciotto anni appena, è il boss dello spaccio di cocaina al dettaglio tra i giovani livornesi. Decine gli episodi che in cinque mesi gli investigatori, coordinati dalla pubblico ministero Fiorenza Marrara, hanno documentato attraverso intercettazioni telefoniche e appostamenti. «Leggo il Corano per farmi perdonare per quello che faccio», ha detto agli investigatori che gli chiedevano conto del perché avesse il testo sacro dell’Islam vicino al letto.

Tutti i futuri terroristi islamici, e probabilmente non solo futuri, sono stati spacciatori. Lo spaccio è un modo per indebolire la nostra società: una gioventù drogata non reagisce all’invasione. E’ intontita. Anche per questo i Radicali, finanziati da Soros, sono per la ‘droga libera’.

Tra i clienti ce n’erano di talmente fidelizzati che ogni giorno si rivolgevano a lui per comprare droga. Come un certo “Nico”, che durante i mesi di marzo, aprile e maggio ha acquistato cocaina da Rayen in venticinque occasioni. Non il solo. Perché il giro di acquirenti era talmente ampio che negli atti emergono i nomi di una decina di clienti affezionati, per lo più ragazzi e ragazze livornesi, tutti intorno ai venticinque anni: Devid, Tiziano, Tommy, Edoardo, Sara, Simone. E molti altri non identificati. Consumatori nelle condizioni di spendere ad ogni incontro quaranta euro per qualche grammo di cocaina. «Secondo le informazioni che abbiamo raccolto – spiegano gli investigatori – il diciottenne era a Livorno da circa nove mesi. Un tempo relativamente breve per avere quel tipo di rete di clienti che è invece emersa». Com’è possibile? Per chi lavorava? Esiste in città una rete criminale capace di inserire i nuovi arrivati in strada a vendere droga?

Chiedano all’Imam Aymen Ayari, 33 anni, tunisino, residente a Livorno, pregiudicato già condannato per spaccio di droga e segnalato per ‘estremismo islamico’:

Assassini, spacciatori e terroristi: dossier del governo sugli Imam

È questo l’aspetto sul quale si stanno adesso concentrando gli agenti della mobile. Partendo anche da un altro dato: la prima volta che “Rayen” e altri due indagati sono stati fermati per un controllo – è il 14 aprile scorso –, quando gli agenti hanno chiesto nome e nazionalità, tutti e tre hanno fornito false generalità, in particolare sostenendo di essere palestinesi e non tunisini, come è invece emerso.

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«Si tratta di un escamotage – confermano gli inquirenti – per ritardare l’identificazione».

Vengono in Italia a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare. Arrivano da minori o presunti tali. Con le navi dei ‘bambini’.

Fosse per noi, gli spacciatori finirebbero tutti ai lati delle strade. Metodo Duterte.



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