Governo chiede scusa a immigrati affondati, Marina si ribella: “Nulla di cui scusarci”



“Attendiamo sereni quelli che saranno gli sviluppi di questa indagine in corso, sicuri di aver fatto comunque il nostro dovere”. Il Capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Valter Girardelli, replica così, con un imprevedibile moto di orgoglio, alle “””rivelazioni””” del giornale svizzero Espresso sul naufragio dei clandestini dell’11 ottobre 2013, nelle quali si sostiene che una nave della Marina sarebbe potuta intervenire in 40 minuti ma che le sarebbe stato ordinato di non fare nulla.

Tutto serve ad instillare nella popolazione il senso di colpa necessario alla prosecuzione del piano di sostituzione etnica, e perché le vittime non reagiscano alla loro sostituzione. Per la quale sono anche costrette a pagare il conto.

Su quel barcone, come in tutti gli altri barconi, non c’erano vittime in fuga dalla guerra, che anche allora era in Siria, non in Ghana, Senegal o Nigeria, c’erano consapevoli delinquenti che tentavano di entrare clandestinamente in Italia dietro pagamento di somme cospicue ai trafficanti. Con la complicità di Ong e dello Stato italiano. Se per una volta la Marina se li è persi, capiamo che questo irriti le Coop, il partito di riferimento delle Coop e i media di riferimento delle Coop come quelli di mr. Tumore che ha insozzato Vado Ligure rimanendo impunito, ma sono rischi del mestiere di clandestino.

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Ovviamente, non poteva mancare il piagnisteo scomposto di un ministro abusivo del governo mai eletto:

“È una storia terribile. Ed è terribile che loro abbiano cercato soccorso per oltre quattro ore e che questo soccorso non sia arrivato”. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, chiede scusa agli immigrati per il naufragio dell’11 ottobre del 2013 in cui perirono 268 persone, tra cui 60 bambini. “Va fatta chiarezza – sottolinea il ministro della Difesa in una intervista a la Repubblica -. È una vicenda che la magistratura sta cercando di definire, ci sono state già delle indagini condotte dalle procure di Agrigento e di Roma che hanno chiesto l’archiviazione. Il gip romano ha domandato degli approfondimenti e io posso dire che avrà la massima collaborazione e la massima trasparenza da parte del ministero che rappresento. Ovviamente sarebbe un errore grave pensare di incolpare la Marina Militare nel suo complesso ma bisogna capire se ci sono delle responsabilità personali: non riesco a spiegarmi perché quella nave sia stata lasciata senza soccorso per così tante ore”.

Secondo la poltronista Pinotti, è impensabile gestire la salvezza di tanti uomini, donne e bambini come una questione burocratica: “Esiste una legge del mare che di fronte al rischio per la vita umana impone alla nave più vicina di intervenire”. “Oggi – sottolinea Pinotti – c’è più chiarezza ed esperienza nelle procedure. Io voglio sperare che quello che è accaduto sia spiegabile con una sottovalutazione, con una non comprensione del pericolo reale. Nonostante la drammaticità di quello che il documentario mette in evidenza, perché c’è chi sta lottando per salvare i propri figli e chi dall’altro capo del telefono si perde in discussioni burocratiche, io conosco una Marina che ha sempre messo la vita umana al primo posto”. “Ovviamente – conclude il ministro – difendo la nostra Marina Militare, so quanta passione, quanti sacrifici e quanta professionalità impiegano nel loro lavoro. Per questo è necessario distinguere. Ma da persona e da cittadina italiana io mi sento in dovere di chiedere scusa”.

Chiedi scusa al popolo italiano per essere ministro senza averne alcun diritto e per volare a spese dei contribuenti da un posto all’altro a sparare stupidaggine piddine. Chiedi scusa per avere importato 1 milione di spacciatori, prostitute, stupratori e clandestini. Non per essertene perso qualcuno. Perché l’Italia non ha alcun dovere morale di correre appena il barcone di turno telefona con il satellitare da un punto imprecisato del Mediterraneo.



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