Sposa islamico: «Ti taglio la testa e ti strappo il cuore»

La conoscenza, l’innamoramento, la convivenza e poi il matrimonio. Giovani, lei italiana, lui straniero. Ma poi sono iniziati i problemi, l’uomo è diventato violento, sia con la mogliettina che con il figlioletto neonato. Ora lui è stato rinviato a giudizio per il reato di maltrattamenti e a metà marzo inizierà il processo. Intanto la separazione.

Dall’agosto 2014 – dopo due soli mesi di convivenza – sono iniziati i soprusi: calci e schiaffi, capelli strattonati, colpi sul volto tanto da causare un occhio nero in un’occasione e un labbro rotto in un’altra. Un crescendo di violenza, attacchi d’ira improvvisi con la ragazza che ha deciso anche a tagliarsi i capelli per evitare di essere strattonata. In un’occasione l’uomo avrebbe anche preso a morsi la giovane moglie che a volte andava a casa della madre dove lui la raggiungeva a riprenderla.

L’incubo è continuato anche quando la ragazza è rimasta incinta e addirittura in qualche occasione ne ha fatto le spese il neonato, strattonato perché piangeva e ciò irritava il migrante. Maltrattamenti e pure minacce di andarsene nel proprio paese straniero insieme al bambino. La giovane donna – nel luglio 2016 – è stata anche minacciata con un coltello: «Ti taglio la testa e ti strappo io cuore con le mani».

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Del resto i matrimoni misti sono un fallimento. In Italia, quelli tra cattolici e musulmani, dicono i dati Istat, durano poco. Il problema è che si riproducono e poi abbiamo i terroristi islamici meticci.

Il 73% dei matrimoni misti si rompe dopo tre anni nel caso in cui la coppia è formata da donne di credo cattolico e uomini di fede islamica.

Il rigetto dei matrimoni misti è pressoché uguale in tutta la penisola, senza differenze di aree. Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero provenienti dal nord Africa sono tra le prime protagoniste di separazioni e divorzi. E il motivo preponderante dell’instabilità coniugale che porta poi alla fine dell’ unione è la diversità di confessione fra i coniugi che, già nei primi mesi dopo il matrimonio, comincia a costituire ostacoli.

Sempre che non ti mangino il cuore prima.



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