Il re ghanese con la borsa piena di soldi e i profughi ghanesi

Lo scorso agosto, Osei Tutu II, sovrano della tribù di Ashanti, la più importante del Ghana, convocò nella sua lussuosa residenza londinese Mark Arthur, il numero due della Ghana International Bank, che ha sede nella city.

Il re consegna al banchiere una borsa contente 200 mila sterline in contanti più altri 200 mila dollari, sempre in contanti, e gli ordina di versarli sul proprio conto in quella banca. Sono diverse centinaia di migliaia di euro. Arthur, che ha la doppia cittadinanza britannica e ghanese, è un membro della tribù Ashanti, e in Africa l’appartenenza alla tribù supera ogni altro senso di appartenenza, così non se la sente di contraddire il suo sovrano: prende la borsa coi soldi, torna a casa, poi chiama un taxi di Uber e si fa portare negli uffici della City della sua banca, dove effettua il versamento. Quindi, sempre su istruzione del re, trasferisce 200 mila dollari su un conto a Jersey. Paradiso fiscale britannico nella Manica.

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Ma la strana operazione non è passata inosservata. I vertici della banca l’hanno riferita alla National Crime Agency e poi alla Financial Conduct Authority. L’inchiesta che ne è seguita ha portato al licenziamento di Arthur per aver violato le norme antiriciclaggio e le procedure di sicurezza. Il banchiere si è difeso dicendo che il re gli aveva assicurato che il denaro era stato prelevato da banche in Ghana e portato in Gran Bretagna : il sovrano è infatti in possesso di un passaporto diplomatico, come tutti i ‘re’ delle tribù africane. Arthur ha spiegato che non aveva voluto offendere il re ponendogli domande. Ma soprattutto che già negli anni precedenti si erano verificati grossi versamenti in contanti di denaro la cui provenienza non era specificata: un dettaglio che getta luce sulle pratiche disinvolte di certi istituti finanziari della City quando si tratta di gestire facoltosi clienti stranieri. Osei Tutu II è considerato fra i dieci più ricchi sovrani africani, proprietario di miniere d’oro e piantagioni di cacao, e una della figure tradizionali più influenti del Ghana.

E intanto noi ospitiamo i giovani maschi ghanesi in fuga dalla guerra in Siria in hotel. Chissà quanti soldi hanno preso i nostri governanti, per far passare i ghanesi per profughi in fuga dalla guerra che non c’è.



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