Cena di massa contro lo Ius Soli, beneficenza ai poveri italiani



C’è chi fa lo sciopero della fame a brioche e cappuccino a favore dello ius soli, per svendere la cittadinanza al primo che passa, e chi, invece, offre la cena ai poveri per opporsi allo ius soli.

La pensano così gli organizzatori anconentati di una cena per dire “No allo ius soli” e mangiare, a differenza di altri, intorno ad una tavola, cogliendo anche l’occasione per una raccolta fondi da devolvere in favore delle famiglie anconetane in difficoltà. Tra i promotori ci sono Marco Bevilacqua, Angelo Eliantonio, Daniele Ballanti e Daniele Berardinelli. Proprio il consigliere comunale ha spiegato: «L’ipocrisia di queso sciopero della fame è avvilente e allora ci è venuto in mente di organizzare una cena di beneficenza a favore di chi in questo momento storico ha meno attenzione di altri: gli anconetani. Tra questi ci sono insospettabili, persone con famiglie, separati e gente senza lavoro e allora vediamo che lo Stato debba avere, giustamente, attenzione per esempio per i minori stranieri non accompagnati che sono una categoria da tutelare, ma ci chiediamo perché non debba avere la stessa attenzione per gli italiani. Verso questi ultimi c’è bisogno di più attenzione e noi vogliamo dargliela, non raccoglieremo grosse cifre ma è un inizio e speriamo sia di esempio per altre e nuove iniziative».

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Appuntamento il prossimo 24 ottobre alle 20 al Pincio per una cena che sui social ha già raccolto decine di adesioni. Per chi condividesse lo spirito di questo evento e volesse partecipare, deve semplicemente aderire tramite l’evento Facebook a questo link. «E’ uno sciopero contro se stessi o contro chi? I centristi che non vogliono votare questa legge forse. Parlano di una questione generazionale e prioritaria, ma io ho 27 anni e posso assicurare a tutti che a quelli della mia generazione interessano altri problemi come quello del lavoro, sia agli italiani che agli stranieri perché se uno nasce in Italia ed è figlio di una coppia straniera aspetta di avere 18 anni, determinati requisiti e poi diventa cittadino italiano. Non vedo quale sia il problema».



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