Chikungunya, nel Lazio sono già 252 casi



“Sono 252 i casi di Chikungunya registrati dal Sistema di Sorveglianza delle Malattie Infettive della Regione Lazio. Di questi 197 casi sono residenti o riportano un soggiorno nel Comune di Anzio. Dei restanti 55 casi 50 sono residenti nella Città di Roma e 5 nel Comune di Latina. Le segnalazioni dei casi sospetti stanno diminuendo, così come è in diminuzione l’invio delle provette all’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma”. Lo comunica in una nota la Regione Lazio.

Beh, complimenti.

“Si invitano i Comuni – continua la nota – a procedere alle disinfestazioni dando comunicazione alla cittadinanza degli orari e dei giorni degli interventi che vanno ripetuti. La Regione Lazio è ancora in attesa di conoscere il numero delle disinfestazioni effettuate da Roma Capitale nelle aree indicate. Si sottolinea infatti che la prevenzione, mediante l’azione di disinfestazione, è fondamentale per evitare l’ulteriore diffondersi del virus”.

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No, purtroppo non sono quelle ‘disinfestazioni’ lì.

Si tratta di un’infezione che viene trasmessa dalla puntura di alcune specie di zanzara e che dà sintomi simili a quelli dell’influenza, in alcuni casi con forti dolori articolari e altre complicazioni. Estremamente rara in Europa, i numeri di malati di Chikungunya sono lievitati nel giro di una settimana, preoccupando Roma e l’intera regione. E il dato potrebbe continuare a salire.

La zanzara veicola il virus. Ma deve trovare una massa consistente di individui dal quale prelevarlo. E’ elementare. Chikungunya è endemico qui:

Ognuno può trarre da solo le proprie conclusioni.

L’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) chiede di segnalare i ‘viaggiatori’ che rientrano in Italia: “Dato che le condizioni ambientali nella zona dovrebbero restare simili nelle prossime settimane – si legge in un report – la probabilità di ulteriori trasmissioni nel Lazio è elevata”. E ancora: “Il fatto che il primo evento di trasmissione si stima sia avvenuto intorno alla metà di luglio o prima, che i casi siano stati segnalati in due aree separate che diversi casi aggiuntivi siano sotto monitoraggio, suggerisce che la trasmissione locale è un mezzo efficace per la diffusione del malattia”. Perciò, secondo l’Ecdc, “i viaggiatori che tornano da aree in cui è attiva la trasmissione della Chikungunya dovrebbero consultare un medico se presentano sintomi compatibili con la malattia nelle prime due settimane dopo il loro ritorno”. E gli Stati dell’Unione europea “dovrebbero escludere temporaneamente dalle donazioni di sangue” chi ha visitato le zone interessate dal virus.

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Più intelligente sarebbe bloccare gli ingressi dalle aree dove il virus ha origine. Ma proteggere le popolazioni europee dai virus afroasiatici è, come sapete, razzismo.

Intanto casi esportati dal Lazio sono segnalati in diverse zone d’Italia, come nelle Marche. Mentre altri casi di Chiukungunya importati con immigrati sono stati rilevati a Mantova, Ancona e Carpi.



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