Emergenza Tubercolosi tra immigrati, la metà positiva al test

Nelle carceri italiane vi sono circa 20.000 detenuti stranieri, che rappresentano quasi il 40% di tutti i detenuti. Un’enormità rispetto all’incidenza nella popolazione residente in Italia (8% circa), significa che hanno una predisposizione a commettere reati almeno 5 volte superiore a quella normale.

La presenza di una così ampia platea di immigrati in carcere, ci permette però di scoprire quanti di loro siano infetti. Se infatti è impossibile analizzare quelli fuori, lo si può fare con quelli dentro, consapevoli che i dati non si discosteranno di molto. E i risultati sono drammatici. Allarmanti.

Oltre il 50% di questi risulta infatti positivo al test della Tubercolosi. Significa che la metà degli immigrati chi abbiamo in Italia è positivo.

Secondo i risultati dello studio multicentrico 2014 (Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, ASL Salerno) tra i detenuti, è presente almeno una patologia nel 67.5% dei casi. I disturbi psichiatrici riguardano il 41.3% della popolazione nelle carceri; le malattie dell’apparato digerente il 14.5%; le malattie infettive l’11.5%; le malattie cardiovascolari l’11.4%; le malattie endocrine, del metabolismo ed immunitarie l’8.6%; le malattie apparato respiratorio il 5.4%; le malattie osteoarticolari il 5%; le malattie del sistema nervoso il 4%; le malattie genitourinario il 2,9%; le malattie dermatologiche l’1,8%.“

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La sorveglianza sanitaria in Italia dell’infezione da HIV riesce a raggiungere una copertura nazionale nel 2008. Da allora al 2015 sono state notificate 25.677 nuove infezioni. Le persone sottoposte a terapia antiretrovirale presso i Centri di Malattie Infettive erano nel 2014 91.945. Tra le malattie infettive tra i residenti, l’Epatite C riguarda il 54,6% delle diagnosi, l’Epatite B il 15%, l’HIV il 14,5%, la tubercolosi il 4,9%; la sifilide il 3,3%. Il tasso di trasmissione stimato dalle persone HIV+ consapevoli è 1.7/2.4%, mentre quello delle persone inconsapevoli è 8.8/10.8%.

Una bomba infettiva.



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