Marsiglia, fratello si è scelto la regione con più moschee in Italia

Dopo l’arresto a Ferrara del fratello dello sgozzatore di Marsiglia, è il tempo di iniziare a chiederci come mai, dopo ogni attestato islamico in Europa, i terroristi o i loro complici vengano a nascondersi in Italia.

E’ stato il caso del tunisino Amri, che dopo la strage di Berlino era corso a rifugiarsi presso la moschea di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Del resto Amri era sbarcato a Lampedusa, e aveva dell’Italia il ricordo del lassismo governativo nell’espellere clandestini. Solo il coraggio di due poliziotti ha interrotto, per sempre, la sua folle corsa. Ma questo è stato un imprevisto.

E torniamo al fratello dello sgozzatore di Marsiglia. Non ha scelto un luogo a caso. Ma la zona più islamizzata d’Italia, esattamente come il milanese. E governata dal PD, come era al tempo di Amri Sesto San Giovanni: perché ‘loro’, i terroristi islamici, vivono e si nutrono nel mare dell’immigrazione. Non esiste terrorista, se non ci sono immigrati islamici a sostenerlo, nasconderlo e proteggerlo.

Sono 176 i centri di culto islamici in Emilia-Romagna. Moschee. Sono i dati della ricerca a cura dell’Osservatorio sul pluralismo religioso (Gris). Si tratta della prima mappatura sulla diffusione dell’Islam in Emilia-Romagna: un lavoro unico nel suo genere che illustra l’invasione capillare della regione.

L’Emilia Romagna è seconda, dopo la Lombardia, a detenere il record per il numero di centri aperti e per il numero di musulmani in Italia: sono 183.000, il 13% del totale degli stranieri presenti nella penisola. Ma in proporzione alla popolazione residente è più islamizzata.

Fra le province in cui sono presenti centri islamici spicca Bologna che è in testa con 48 centri (14 in città e 34 in provincia), segue Modena con 27, Reggio Emilia con 22, Ferrara con 20, Ravenna con 17, Rimini e Forlì-Cesena con 12, Parma e Piacenza con 9.

Le presenze più rilevanti sono da Marocco e Albania.

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La quasi totalità dei credenti appartiene alla corrente dei sunniti ma, ad esempio, a Piacenza la Comunità religiosa islamica è di ispirazione sufi, come a Carpi esiste l’unica realtà sciita censita in Regione. A Bologna e Ferrara esistono centri Subud, una corrente nata in Indonesia. A Bologna è presente una moschea Faizan E Madina, corrente religiosa sunnita nata in Pakistan.

Parliamo, quindi, di un territorio dove un terrorista islamico può trovare molti contatti e tante, troppe, complicità. Del resto i sondaggi lo dicono chiaramente, la maggioranza dei musulmani che vive in Italia sostiene il terrorismo islamico o, comunque, non lo contrasta. Figuratevi se denuncerebbero uno dei loro.



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