Tunisini esultano durante sbarco: “Non ci possono rimpatriare”



LA GIORNATA DEL MIGRANTE SENZA MIGRANTI, TUTTA L’IPOCRISIA DEL PD

Orde di detenuti tunisini sono sbarcati nelle ultime settimane in Sicilia. Molti si sono dileguati e ora sono a caccia. Altre centinaia li hanno intercettati e scaricati a Lampedusa, dove si sono dati alle razzie. Perché, ci è stato detto, dovevano poi rimpatriarli. Ma i tunisini non gradiscono Lampedusa:

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E dopo settimane passate a molestare donne e bivaccare tra i padiglioni dell’hotspot, a razziare bottiglie di alcolici e contanti in negozi e hotel dell’isola, hanno perso la pazienza. Così, alla vigilia delle celebrazioni del 3 ottobre, quando altri fancazzisti – Grasso, Baglioni e compagnia contante – sono arrivati in gita per celebrare il naufragio che diede l’inizio al traffico, li hanno stipati sulla nave norvegese Olympic Commander e li hanno sbarcati al porto di Messina. Erano ingombranti.

Con un foglio di via ma liberi. I più intraprendenti sono scesi tra due ali di polizia facendo il segno di vittoria per essere riusciti ad evitare il rimpatrio e si sono diretti verso la stazione. Hanno sette giorni di tempo per lasciare l’Italia ma, va da sé, nessuno lo farà e andranno ad ingrossare quell’ormai non più piccolo esercito di nuovi irregolari tunisini che, da due mesi a questa parte, sbarcano a ritmo quotidiano sulle coste della Sicilia.
Almeno quattromila, numero per difetto, se si considera che più della metà di chi arriva sulla rotta Tunisia-Sicilia sparisce senza essere intercettato né a mare né a terra, non ha diritto a chiedere la protezione internazionale, è destinato all’espulsione ma sa di avere buone chance di non essere rimpatriato.

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L’allarme lanciato due settimane fa dal nuovo sindaco di Lampedusa Salvatore Martello, e ribadito ieri dal primo cittadino di Pozzallo Roberto Ammatuna dopo l’ultimo sbarco, va ben al di là di un problema di ordine pubblico nei centri degli hotspot alle prese con le intemperanze di questi migranti, buona parte dei quali pregiudicati, alcuni scarcerati per un recente indulto, sicuramente destinati a non entrare mai nel circuito dell’accoglienza. Dietro l’allarme si nasconde una preoccupazione: quella che, tra le fila di queste centinaia di tunisini tornati improvvisamente a sbarcare sulle nostre coste come accadde nei mesi della Primavera araba del 2011, possano nascondersi soggetti in contatto con il terrorismo internazionale. Al Viminale c’è la piena consapevolezza che dalla Tunisia arriva il maggior numero di foreign fighters in Europa.

Peccato che i rimpatri previsti dall’accordo bilaterale con la Tunisia possano essere effettuati per numeri ridicoli rispetto al traffico in corso, non più di 30 a settimana. E se si considera che nelle ultime settimane ne sono sbarcati, ufficialmente, almeno 4000, si comprende tutto il fallimento di questo governo di delinquenti politici. Così, l’ultima parte del viaggi, ai detenuti tunisini, da Lampedusa a Messina, l’abbiamo pagato noi.
Con un decreto di espulsione e l’ordine di abbandonare l’Italia entro sette giorni. Per finta.

La foto in alto per ricordare chi, tempo fa, sbarcò come clandestino facendo il segno di vittoria. Un altro maghrebino. Un altro terrorista:

La presa in giro del terrorista marocchino appena sbarcato – FOTO

Quando un governo non è in grado di difendere i confini, quando la sua politica demenziale e incompetente mette a rischio la sicurezza dei cittadini, quando alcuni suoi ministri fingono di fare lo sciopero della fame per imporre lo ius soli alla maggioranza, questo governo deve andare a casa. A calci in culo.



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