Ius soli, sciopero insegnanti favorevoli fa flop: solo 800 su 700mila

Se c’è una categoria che dovrebbe vedere l’immigrazione come un dramma, a parte ovviamente i disoccupati, questa è quella degli insegnanti. Visto come le scuole pubbliche sono ridotte nei Paesi ad alto quoziente multietnico: veri e propri zoo.

E non solo per il numero eccessivo di alunni figli di genitori che contribuiscono quasi zero all’erario pubblico, ma anche per le violenze perpetrate ai danni degli insegnanti. Sempre più precari, sempre più senza autorità.

Ma non è difficile trovare 800 cuckold e sgallettate in un gruppo di 700 mila persone.

Lo scontro sullo Ius soli, la legge sulla cittadinanza per diritto di nascita, si è andato via via radicalizzando, perdendo sul campo di battaglia la razionalità. E così il 3 ottobre, giornata mondiale delle vittime dell’immigrazione, è andato in scena sul palcoscenico della cultura mondialista e multietnica della sinistra uno sciopero della fame di pannelliana memoria per chiedere il varo della suddetta legge. Coordinati dall’associazione “Italiani senza cittadinanza”, circa 800 tra insegnanti della scuola media e maestri delle elementari hanno rifiutato di assumere cibo per una giornata intera.”In classe insegniamo uguaglianza e cittadinanza a bambini che però non possono averla”, spiega Barbara Iannarilli dell’elementare Oberdan “è una cosa che ci offende. Per noi i bambini sono tutti uguali, ma fuori dalla scuola non lo sono più”. Chi aderiva allo sciopero, moltissimi insegnanti di Roma, indossava un nastrino tricolore per affermare l’italianità dei bambini.

Un flop. Gli aderenti a questo ‘sciopero della fame’ a base di cappuccino e brioche sono poco più dello 0,1% della platea interessata. Non che il giudizio degli insegnanti sullo ius soli sia più importante di quello degli idraulici o dei commercianti: l’unico, insindacabile, giudizio che conta, è quello del popolo italiano nel suo complesso. Non siamo il governo delle ‘categorie’, ma una democrazia. E la stragrande maggioranza degli italiani non vuole che i figli degli immigrati si trasformino in ‘italiani’. Vuole, anzi, un ritorno allo Ius Sanguinis

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La tesi di questi pannelliani a scoppio ritardato è che, essendo tra noi, ed essendo ‘tanti’, dobbiamo farli diventare italiani. E’ come se il medico ti dicesse di chiamare ‘polmone’ il tumore solo perché è cresciuto. E ti invitasse a non combatterlo, non asportarlo, perché è cresciuto: quando sarà troppo tardi asportarlo perché troppo ingombrante, allora sarà finita. O meglio: sarà la guerra etnica per le strade, quella che già oggi viviamo.

Del resto basta guardarli in faccia. Sempre che si possa chiamare faccia. Il fatto che siamo in presenza di individui ai quali non si dovrebbero affidare nemmeno conchiglie (vuote), non significa che l’avere esposto in classe le proprie idee politiche non sia grave: è gravissimo. Tentano di condizionare le future generazioni con oscene marchette da centro sociale, che è poi il posto dal quale provengono. E dove devono tornare.



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