Arrivano i profughi ed è boom spaccio: 266 giovani italiani morti



L’eroina torna a seminare morte. Solo nel 2016 ha causato 266 vittime. Il dato è emerso dopo che a Ferrara si sono registrati casi di overdose da eroina come non succedeva da decenni. Ben tre in pochi giorni, tutti giovani. Un dato che segue i 10 morti di Mestre in tre mesi, anch’essi uccisi da overdose letali di “eroina gialla”, messa sul mercato dai nigeriani.

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L’immigrazione nigeriana e i relativi contatti con la mafia, infatti, è la principale responsabile di questa nuova emergenza, avendo introdotto questa nuova tipologia di eroina per sbaragliare tutti i concorrenti all’interno di una guerra tra bande di narcotrafficanti che stanno cercando di conquistare il terreno, fidelizzare il mercato e fornire ai clienti un prodotto sempre più forte e letale. Oggi per una dose bastano 20 o 30 euro, ma a differenza dell’eroina degli anni ’70 e ’80 quella venduta dai nigeriani contiene sostanze con principi attivi decuplicati e centuplicati, che non lasciano scampo a chi le assume.

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Il consumo di eroina è tornato a essere un fenomeno preoccupante prevalentemente al Nord e al Centro Italia. Sono soprattutto i giovanissimi a essere attratti dal consumo occasionale di eroina, ignari degli effetti devastanti e non preparati a proteggersi. Perché i ragazzi, spiegano a Repubblica dall’Osservatorio dipendenze di Bologna, quando si trovano in emergenza fanno fatica anche a chiamare un’ambulanza, per paura delle conseguenze legali “in assenza di norme di tutela come ce ne sono altrove, come la cosiddetta legge del buon samaritano, che protegge chi chiede aiuto”. In Italia, infatti, la questione lotta alle tossicodipendenze, grazie ai tagli alla sanità, è diventata competenza solo della polizia, che non è in grado di mettere in atto strategie di prevenzione e in formazione come invece potrebbero fare le asl.

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Anche i Sert (Servizi per le Tossicodipendenze) si trovano inermi di fronte a questa nuova esplosione del fenomeno: “quando arrivano qui è perché li manda la prefettura, o il carcere” spiegano a Repubblica dal Sert di Ferrara. “E arrivano sempre più tardi, sempre troppo tardi. Per una diminuita percezione dei rischi, per la diffusione di moltissime sostanze, per la normalizzazione del policonsumo, e per lo sfaldarsi di un tessuto di protezione sociale e sanitario”.



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