Meluzzi: «Tra 20 anni Italia sarà a maggioranza musulmana»



NON CI CONQUISTERANNO CON LE ARMI, MA CON I BARCONI E I FIGLI

Alessandro Meluzzi alla festa di FdI Atreju in svolgimento a Roma denuncia l’immigrazione di massa: «Le elite chiamano populisti i popoli, quando stanno sfuggendo dalle loro grinfie. Gli gnostici del caos del nulla hanno pensato di cancellare le distinzioni tra padre e madre, la distinzione tra nazioni, questo nichilismo si è esteso anche alle elite spirituali, politiche e religiose».

«Dove sono finiti i valori irrinunciabili di cui parlava con forza Benedetto XVI? Sono stati usati da una visione bergogliana in cui siamo costretti a digerire delle drammatiche aberrazioni».

«Genitore 1 e Genitore 2 , progetti scolastici dove i bambini maschi sono costretti a vestire da femmine e viceversa. E ancora «la distruzione della famiglia, il decremento della natalità, la liberalizzazione della droga per ottundere le coscienze».

«In una melassa di buonismo, che è il contrario della bontà. Siamo vittime di una politica migrazionista irresponsabile fatta per calpestare l’Europa per calpestare i suoi valori. La ragione e la fede possono andare di pari passo nel campo della cultura cristiana, non certo nella cultura islamica».

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Quidi Meluzzi conclude il suo intervento con un appello alla leader di FdI: «Cara Giorgia, cari Fratelli d’Italia nel 2040 avremo tra i 18 e 20 milioni di islamici in Italia. Mi auguro che il futuro dei nostri figli venga deciso a Roma e non a Berlino o a Strasburgo. Ecco perché siamo qui: per rilanciare la nostra patria, calpestata ed offesa come non mai».

Ci voleva uno psichiatra per analizzare la follia collettiva in cui è precipitato l’Occidente. O quel che ne rimane.

QUESTO, SE NON BLOCCHIAMO LE FRONTIERE

Nel 2050 la popolazione dei paesi del bacino del Mediterraneo sarà cresciuta del 25,8% rispetto al 2015, arrivando a quota 649,1 milioni di abitanti. Il risultato si ottiene da una riduzione demografica del 2% nei paesi membri dell’Unione europea e un amento del 49,7% di quelli del Nord Africa, a cui va sommato un aumento del 66,8% di paesi del Medio Oriente e un aumento del 18,8% dei Paesi candidati a entrare nell’Unione europea. E poi, ovviamente, c’è l’Africa subsahariana:

Che è il vero buco nero demografico. I dati sono contenuti nel dossier La situazione occupazionale sulle sponde del mediterraneo.

“La principale sfida – si legge nel documento – è rappresentata dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione demografica”. “La transizione demografica è in corso”. Oggi i paesi membri dell’Ue rappresentano il 39,2% del totale che, sommato al 16,6% dei “candidati” a entrare nell’Unione, porta il totale al 55,8%. Il restante 44,2% è composto dalla popolazione del Medio Oriente (8,7%) e da quella del Nord Africa (35,5%).

L’AFRICA È RICCA E DISABITATA: MA VOGLIONO TRAGHETTARLA IN ITALIA

Oggi gli europei, che si affacciano sul Mar Mediterraneo, sono più della metà del totale ma, tra 35 anni, scenderanno al 46,3% e, di conseguenza, avranno perso la “maggioranza”. Il 53,7% sarà, invece, composto da nordafricani e mediorientali, che nel 2050 saranno 120,8 milioni in più rispetto ai numeri del 2015. Osservando i dati del 1950 si scopre che nel giro di cent’anni la popolazione triplicherà, passando da 214,8 milioni a 649,1 milioni. In un solo secolo gli abitanti dei Paesi africani cresceranno del 530,1% (passando da 43,5 milioni a 274 milioni). Mentre l’incremento che si registrerà nel Medio Oriente sarà addirittura del 909,9% (da 7,4 milioni a 74,6 milioni).

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Per i Paesi membri dell’Unione europea la percentuale di crescita, se confrontata con i numeri precedenti, sembra modesta: +45,3% (da 138,3 milioni a 198,3 milioni). A salvare, in piccola parte, il risultato finale ci pensano i paesi candidati, che da 25,6 milioni arrivano a 102,2 milioni di abitanti. In un solo secolo il Mediterraneo cambierà completamente la sua demografia, con quelli che una volta rappresentavano il 76,3% della popolazione che si ritroveranno sotto la soglia del 50%.

L’obiettivo, evidente, è quello di fare apparire necessaria l’immigrazione per riempire il vuoto demografico. Delirante. Il calo demografico non è, di per sé, negativo. Lo diventa a fronte della pressione migratoria che rischia di sommergerci. Non lo sarebbe se chiudessimo le frontiere. Ma il Potere non vuole. Perché?
Perché diminuzione demografica significa meno “lavoratori” disponibili. E mentre oggi il “coltello dalla parte del manico” ce l’ha il “capitale” – per eccesso di disoccupati – la diminuzione di manodopera causerebbe uno spostamento del potere di negoziazione verso il “lavoro”. Ma non ditelo troppo forte, lo diceva Marx, i Sindacati e la sinistra moderna potrebbero rimanerne turbati.

Una diminuzione della popolazione significa più verde, meno cementificazione. Città meno congestionate. Un dramma. Urge importare africani, per ottenere questo:

Non fatevi fregare: se il numero degli abitanti scende, non è un male. E’ un male solo per chi sfrutta la manodopera low-cost. E non serve riempire quei vuoti con immigrati low-quality, lo si riempie di verde. E poi, c’è la rivoluzione robotica in arrivo, che renderà la crescita demografica non solo neutra, ma negativa.

Quindi: l’allarme non è il calo demografico in Europa, che anzi è un aggiustamento al progresso scientifico che richiede sempre meno manodopera ma sempre di più alta qualità. L’allarme è il boom demografico dall’altra parte: sono allo stato brado.

Non tanto il Nordafrica che sta lentamente andando verso una transizione demografica simile alla nostra (del resto fino alla migrazione araba con schiavi neri al seguito erano come noi, e oggi sono ‘noi’ imbastarditi, quindi è normale che seguano con ritardo) ma l’Africa Nera, che sempre più nel futuro farà pressione demografica sul Maghreb.

L’Africa conta circa 1,1 miliardi di abitanti con una densità di 33 abitanti per chilometro quadrato.

L’Italia conta invece 202 abitanti per chilometro quadrato.

Se escludiamo la parte di territorio non abitabile, come deserti per l’Africa e le montagne per la nostra penisola, il rapporto cresce: l’Italia ha, in proporzione, più montagne di quanto deserto ci sia nel continente africano.

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Ergo, l’Italia è ‘a corto di territorio’. L’Africa, in paragone, è disabitata. Per quale folle motivo, gli africani dovrebbero essere trasferiti qui?
Il problema degli africani non è il territorio in cui abitano – ricco di ogni tipo di risorsa e materia prima – ma loro stessi.

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Sono, secondo il premio Nobel Watson, ‘intellettivamente inadeguati a generare una civilizzazione sostenibile’.

Non è spostandoli qui, che la cosa si risolverà, anzi: visto che l’Europa è infinitamente meno ricca di spazio e risorse del sottosuolo, il loro arrivo non farà che degradare l’unica ricchezza europea, l’intelligenza dei suoi abitanti e peggiorare la povertà di risorse pro-capite con l’aumento della popolazione.

QIMONDO
Tra il QI medio italiano (104) e quello subsahariano corrono circa 35 punti. Un abisso. Il QI medio di un individuo con la sindrome di Down (che sono persone fantastiche, ma che hanno bisogno di sostegno) è 50.

Secondo Wikipedia: possono essere specificati 4 diversi gradi di ritardo intellettivo[2]:

  • lieve (85% dei casi), QI da 50-55 a 70
  • moderato (10%), QI da 35-40 a 50-55
  • grave (3-4%), QI da 20-25 a 35-40
  • gravissimo (1-2%), QI inferiore 20-25.

Significa che, mediamente, quelli che sbarcano rientrano nella categoria di ‘ritardo lieve’.

Vista la correlazione diretta tra ricchezza prodotta e QI, questo avrà un impatto devastante sulla nostra economia, perché stiamo importando individui il cui QI rientra nella categoria di ‘ritardati lievi’, quindi da sostenere socialmente ed economicamente. Avremo così l’Africa senza le ricchezze dell’Africa. Gli Africani, senza le ricchezze africane: un connubio devastante.

Drammatica se guardiamo alla situazione demografica africana. Che è diretta conseguenza della follia umanitarista che ha fatto marcire troppe menti in Occidente.

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Questo grafico è la spiegazione di quello che sta avvenendo nel Mediterraneo e la minaccia di quello che potrebbe accadere nei prossimi anni: un annientamento demografico dei popoli europei inondati di africani. Per questo dobbiamo ringraziare i vari ‘medici senza frontiere’ e i vari ‘operatori umanitari’.

La motivazione di questo delirio demografico africano è infatti semplice: troppi aiuti umanitari. Si, suona ‘cattivo’. Ma il risultato di questa propaganda che stuzzica i peggiori istinti umanitaristi:

E’ questo:

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Ovviamente, le previsioni descritte dal grafico in alto non si verificheranno. Assisteremo invece a due esiti possibili: il tracollo demografico africano causato da epidemie o insostenibilità (perché quando saranno troppi non ci saranno abbastanza europei per mantenerli); oppure si riverseranno tutti qui. E sarà una devastazione di proporzioni inenarrabili, con echi solo nel crollo dell’Impero Romano. Ma peggiore: perché quelle erano popolazioni razzialmente simili, seppure culturalmente distanti. E’ stato catastrofico, ma rimediabile.

La soluzione è semplice: legare gli aiuti cosiddetti umanitari che stanno preparando la nostra distruzione demografica futura, ad una severa politica di controllo demografico. Dopo due figli sterilizzazione volontaria in cambio di aiuti. Non c’è alternativa.

Senza una politica di sterilizzazione volontaria, la frenesia sessuale africana che si manifesta in un nomadismo riproduttivo, porterà alla catastrofe: milioni di morti africani per epidemie e carestie, non appena anche gli aiuti saranno insufficienti (come spiegato in precedenza) o il genocidio etnico in Europa.

Per fare questo, dobbiamo rovesciare completamente non solo la politica, ma lo stesso pensiero dominante propagandato dai media di distrazione di massa: in Africa non si muore di fame. C’è il più alto numero di obesi nel mondo, come si apprende da una ricerca sull’obesità e la nutrizione nel mondo:

I paesi che dovranno affrontare le sfide più grandi sono ora India, Nigeria e Sudafrica.

MAPPA DATI AGGIORNATI AL 2013, IN ARTICOLO SIAMO AL 2015

Nei Paesi in via di sviluppo il sovrappeso in bambini e adolescenti è passato rispettivamente dall’8,1% al 12,9% nei ragazzi e dall’8,4% al 13,4% nelle ragazze. I tassi di obesità, infatti, stanno crescendo sempre di più nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto tra i più piccoli.

Quindi, un paese come la Nigeria, che è in testa nell’esportazione di cosiddetti ‘profughi’ in Italia (il 21% da dati aggiornati sono nigeriani) ha il 13 per cento di adolescenti obesi. E in effetti si nota che non soffrono la fame quando sbarcano.

Obesity in Kenya

E, soprattutto, dobbiamo rovesciare il concetto razzista che qualunque cosa accada loro sia nostra responsabilità: è loro responsabilità.
Si autogovernino, se sono in grado. Con gli onori e gli oneri che questo comprende.

Ma, soprattutto: restino a casa loro. L’Africa, in Europa e in Italia, non c’entra.



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