Cortina, africane vestite da tirolesti tarocche nei ristoranti



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Anche questa è sostituzione etnica e appropriazione culturare

L’estate sta finendo ma c’è ancora tempo per l’ultima (si spera) polemica su vacanze e razzismo.

Questa volta la storia arriva da Cortina d’Ampezzo e più precisamente dal ristorante El Brite de Larieto, ameno chalet con agriturismo nei pascoli delle Dolomiti Bellunesi.

Finito al centro del ciclone per via della recensione lasciata su TripAdvisor da un cliente. Che è rimasto soddisfatto della cena ma non della cameriera. Che guarda caso è di colore. Secondo Fabio C., di La Spezia, sarebbe stato inappropriato far servire i clienti da una ragazza africana vestita in costume ampezzano. “Se fossimo in un ristorante internazionale a Milano sarebbe diverso, ma sarebbe come andare in Marocco e in un ristorante tipico invece di trovare un marocchino che serve in sala ci trovassi un tedesco biondo vestito da marocchino”, argomenta il cliente.

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La sua frase ha però scatenato il putiferio, con i proprietari dell’albergo sul piede di guerra a chiedere l’immediata rimozione del commento dal sito. La risposta di TripAdvisor, però, è destinata a fare discutere: “A seguito della segnalazione, abbiamo completato la nostra indagine. La recensione rispetta le nostre linee guida. La nostra community è globale e multi culturale. Proprio perché si tratta di un contesto unico e diversificato, certi modi di dire, termini in gergo o frasi che possono essere considerate ingiuriose per qualcuno, possono non esserlo per altri. Dato che conforme alle nostre linee guida, la recensione rimarrà pubblicata”.

Basiti e amareggiati i titolari: “Al Brite de Larieto siamo tutti uguali. Da sempre assumiamo le persone per la loro competenza e qualità professionale, non certo per le loro origini. La nostra collaboratrice è molto brava, siamo felici che sia con noi”. Non si tratta, peraltro, del primo caso del genere. Il Corriere ricorda come solo poche settimane fa una cliente aveva avuto da ridire perché la cameriera di un altro ristorante della stessa proprietà le aveva elencato i piatti locali con accento siculo.

Ma il caso più clamoroso dell’estate, forse, era stato quello dell’albergatore di Arosa, in Svizzera, che aveva invitato i propri clienti ebrei a “farsi la doccia” prima di entrare in piscina.

Collegare la vicenda degli Ebrei con quella dell’africana ridicolmente in costume tirolese è tipico dei media di distrazione di massa. Quando si tratta di articoli sul ‘razzismo’ gli ebrei sono come il prezzemolo, stanno bene ovunque. Usati come strumento di propaganda.

E’ evidente che mettere in evidenza lo sfregio culturale di vestire alla tirolese una cameriera africana – visione tragicomica – non ha nulla a che vedere con il razzismo. Sarebbe come mettere un’italiana vestita da cinese a fare la cameriera in un ristorante cinese di Shangai. Ma nella smania ‘antirazzista’ dei media questo semplice concetto sfugge. E allora chi mette in evidenza l’insostenibile accostamento tra un’africana e l’abito tipico di Cortina diventa ‘espressione di razzismo’. Mondo alla rovescia. L’anormale che diventa ‘normale’.



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