Friuli, PD si inventa la “sessualità percepita”: impiegati travestiti



La Regione Friuli Venezia Giulia riconoscerà sul posto di lavoro l’identità di genere dei propri dipendenti anche nel caso sia diversa da quella registrata in anagrafe dando la possibilità di ottenere un’identità ‘alias’ “consona” al genere di elezione.

Non è una barzelletta, è la nuova direttiva della Serracchiani. In sostanza se un impiegato travestito si sente donna, potrà usare il bagno delle donne. Visto che la sanità è gestita dalle regioni, potremmo vedere infermiere con il pisello nei reparti femminili perché hanno deciso di essere donne.

“Vogliamo garantire – spiega il presidente/a FVG, Debora Serracchiani – il pieno diritto all’identità personale quale espressione della dignità del soggetto e diritto a essere riconosciuto nell’ambito sociale, anche sul luogo di lavoro. Colmando il vuoto di una disciplina specifica che dettagli i comportamenti da tenere da parte delle amministrazioni pubbliche abbiamo ritenuto opportuno definire un procedimento che consenta agli uffici il riconoscimento all’utilizzo della propria identità personale, seppure diversa da quella sessuale”.
La Giunta ha approvato direttive amministrative per “eventuali dipendenti regionali che vogliano veder riconosciuta anche sul luogo di lavoro la propria identità percepita”.

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La propria identità percepita. Quelli del Pd sembrano usciti da un ricovero per squilibrati mentali. Se ognuno esige di essere riconosciuto non per quello che è oggettivamente, ma per quello che lui percepisce, la società crolla su se stessa. Ma allora perché fermarsi al ‘genere’, ad esempio un 50 enne potrebbe percepire di essere 65 enne e volere andare in pensione, perché non riconoscere la sua ‘percezione’?



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