Non lo lasciano spacciare, profugo minorenne spezza le dita a 2 Carabinieri

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Ha aggredito e picchiato due carabinieri che hanno osato controllarlo, i due militari sono stati portati in ospedale a Mirandola, entrambi con gravi lesioni alle mani. Una violenza inaudita, fatta di pugni e morsi prima che altri militari giunti a rinforzo riuscissero a bloccarlo.

Protagonista un presunto minorenne, profugo ospite di una casa famiglia di Medolla, Bologna. Il richiedente asilo, il solito delinquente subsahariano spacciato per profugo, fa parte di una comunità che accoglie sedicenti minori scaricati in Italia dai trafficanti delle Ong. In questi casi vengono affidati alle apposite strutture convenzionate per ospitarli, quasi sempre cooperative legate al PD che per loro incassano il doppio rispetto a quanto incasserebbero con profughi adulti: per questo tanti trentenni diventano 17enni.

La notizia dell’aggressione ai militari è rimbalzata ieri anche da Bologna, dopo le polemiche scoppiate a Medolla, sul comportamento di questi minorenni ospiti nella Bassa.

La scorsa settimana una donna aveva denunciato di essere stata circondata da quattro di questi giovani, intenzionati a farsi consegnare la borsetta che portava al collo. O qualcosa di peggio.

E negli stessi giorni la questione era rimbalzata in municipio, in virtù delle segnalazioni che parecchi cittadini avevano fatto, circa il comportamento definito dai media locali ‘borderline’ di alcuni di questi giovani. A presentare una richiesta di chiarimenti il consigliere comunale Bergamini. La risposta del Comune (per la verità dell’Area Nord, visto che il Comune ha passato i Servizi sociali all’unione dei Comuni) era stata perentoria: i controlli ci sono, le segnalazioni pure, ma i cittadini non abbiano timore a denunciare. Ieri poi l’intervento del direttore di una delle due strutture medollesi di accoglienza per questi minori, pronto a rassicurare sul buon operato dell’istituto e a cercare di riportare la questione in termini meno preoccupanti. L’episodio dei carabinieri aggrediti alle porte di Medolla invece svela eccessi disarmanti.

Non solo perché il giovane aggressore è tornato immediatamente in libertà, in quanto la giustizia dei minori non prevede l’arresto per il reato di resistenza e lesioni – diciamo così ordinarie – a pubblico ufficiale.

Ma soprattutto perché se le notizie che circolano a Medolla sono esatte, l’aggressione sarebbe avvenuta quando i militari hanno scoperto – o stavano per scoprire – che il minorenne aveva con sé sostanze stupefacenti.

Da Bologna risulta infatti che in passato fosse già stato fermato più di una volta – addirittura arrestato – con l’accusa di spaccio di droga.

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E allora viene a domandarsi come sia possibile che un ragazzino sbarcato in qualche modo in Italia nelle condizioni che tutti ormai conoscono possa ritrovarsi dopo qualche tempo terminale di distribuzione di spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio che lo ospita. E cosa possa accadere in prospettiva se, vistosi alle strette, oggi non esita ad aggredire con tanta violenza due carabinieri in divisa.

La soluzione è il metodo Duterte: i militari dovrebbero avere il via libera di sparare a vista contro gli spacciatori dalle auto in corsa.




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