Saviano difende i trafficanti umanitari delle Ong: “Caccia alle streghe”

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Roberto Saviano difende l’operato dei trafficanti umanitari delle Ong. Nulla di strano da parte di chi “sogna un sindaco africano a Castel Volturno”.

Lo ‘scrittore’ non accetta le accuse e la campagna mediatica contro le organizzazioni non governative e in un’intervista a LaStampa afferma: “Le Ong non sono colluse con gli scafisti. Tutto ciò è frutto di una caccia alle streghe servita a distrarre l’opinione pubblica dando la colpa alle Ong che salvavano le vite mentre la diplomazia italiana si accordava con i trafficanti con la divisa della Marina”.

Saviano ha ragione. Le Ong non sono colluse con gli scafisti, “sono”, gli scafisti. Almeno secondo l’inchiesta della procura di Catania che descrive una vera e propria organizzazione a delinquere della quale le ong non sono attori esterni che si accordano con gli scafisti, ma parte integrante della cupola del traffico.

Poi, ovviamente, c’è un terzo livello, quello di chi finanzia nell’ombra. Chi ha concepito il piano per traghettare in pochi anni oltre 1 milione di africani in Italia. Ma quel livello porta molto in alto. Chi lo tocca muore. Ma sarebbe inebriante toccarlo, anche solo per un istante.

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Saviano invece ribalta all’attacco e denuncia le collusioni tra “trafficanti e guardia costiera libica, proprio quella a cui ora si affida tutto”. Poi ribadisce: “Le Ong vengono attaccate perchè sono testimoni indipendenti e scomodi del traffico di esseri umani”.

Che i guardiacoste libici dopo la caduta di Gheddafi abbiano fatto soldi permettendo il traffico è evidente da anni. Ma questo non c’entra nulla. Ora fanno il loro lavoro, esultiamo. Invece di sperare che tornino a farsi corrompere dai protetti di Saviano. E quanto ai “testimoni scomodi”, le intercettazioni dicono il contrario:

Ong, parla supertestimone: “Li prendevamo davanti spiagge libiche”

Parlano di Ong che impedivano la diffusione delle foto degli scafisti. E intimavano ai clandestini di non collaborare con la polizia italiana. Ma forse, questo, Saviano su Wikipedia non l’ha trovato. Sarà per il prossimo ‘libro’.




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