IL PROFUGO AHMED CI COSTA 273 EURO AL GIORNO, PERCHE’ E’ UN MINORE

Il Comune di Ventimiglia (al trenta per cento) e l’Asl (al settanta per cento) spendono assieme 260 euro al giorno per mantenere un minore non accompagnato, in una comunità terapeutica di Genova: la “Tuga”, di via Creto. Se a questa cifra aggiungiamo l’Iva al cinque per cento, i conti sono presto fatti.

Questo ragazzo costa alla comunità: 273 euro al giorno e il Comune frontialiero ha messo a bilancio 17.500 euro per il suo mantenimento, fino al 31 dicembre del prossimo anno. Moltiplichiamo questa cifra per chissà quanti altri minori stranieri in tutta Italia, nelle sue stesse condizioni, e poi facciamoci due domande. Ma non finisce qui. Se questo può essere considerato un caso limite, il Comune di Ventimiglia proprio oggi ha messo a bilancio 142mila euro per l’assistenza di altri quattordici minori non accompagnati, sempre con scadenza la fine dell’anno. Una spesa che si aggiunge a tutte quelle già avvenute in precedenza. E’ il 3 gennaio del 2017, quando il Comune di Ventimiglia assume un impegno di spesa di 42.510 euro per l’ospitalità di minori non accompagnati, nel periodo da marzo a dicembre. Il 2 febbraio, l’impegno di spesa sale a 182.500 e il periodo di riferimento è quello che va da gennaio al 30 giugno 2017. Il 17 febbraio, una nuova determina, con il il Comune che stanzia 102.396,31 euro per minori stranieri non accompagnati, con periodo di riferimento da settembre a dicembre del 2016. Il primo marzo 2017, ancora una delibera, questa volta pari a 141.176,05 euro e il periodo di riferimento è (così recita la delibera) “mesi diversi”. Ma dove vengono assistiti questi ragazzi? Per quanto riguarda, quest’ultima delibera: 3 dei minori sono stati affidati al “Centro di aiuto alla vita – Miracolo della Vita”, di Sanremo; 1 a “Casa Bea – Il Volo della Gabbianella”, di Ortovero (Savona); 3 alla “Opera Nazionale per il Mezzogiorno – Istituto Padre Semeria”, di Coldirodi, a Sanremo; 4 a “Il Cortile”, di Ventimiglia; 1 alla “Casa dell’Angelo – Opera Don Guanella”, di Genova; 2 alla “Comunità L’impronta”, di Genova.

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E avviene in tutta Italia, con casi come questo:

COMUNE in fallimento: 90 mila euro per mantenere 3 profughi minorenni

In media, ospitare questi presunti profughi e presunti minori, comporta per la comunità che li ospita un notevole esborso di denari. Il sindaco è responsabile della collocazione del minore, ma le spese, che vanno dagli 80 ai 96 euro al giorno, gravano sui contribuenti. In pratica, i contribuenti spendono poco meno di 3.000 euro al mese per mantenere ogni finto profugo minorenne negli hotel per profugo.

Questo spiega perché le Coop se li contendano e, perché, i dottori delle stesse giurino e spergiurino che siano minorenni anche quando hanno la barba bianca e l’alzheimer.

IL BUSINESS DEI PROFUGHI MINORENNI

Arrivano dal Bangladesh, dall’Egitto, dal Nord Africa. Non hanno con sé un documento di identità e tutto quello che dicono è di essere minorenni. Lo fanno apposta, ormai hanno imparato. Quando i vigili urbani o la polizia li fermano per strada, in retate antiabusivismo o per normali controlli, loro alzano le braccia e dicono “minore, minore”. Una parola magica che li sottrae all’espulsione. Così vengono portati nei pronto soccorso della città, visitati, e in 6 minuti netti il medico di turno stabilisce la loro età presunta.

Questo gli spalanca le porte dei centri di prima accoglienza dove rimangono per mesi, a volte anni, a spese di un’amministrazione che ha le mani legate di fronte a certificati medici che attestano la minore età dello straniero. Inizia così il business dei finti minorenni. Un business che è costato allo Stato, soltanto nei primi sei mesi del 2012, 55 milioni di euro.

SOLIDARIETA’ E BUSINESS – A Roma, da gennaio a giugno, sono stati 2.300 gli “stranieri non accompagnati”, identificati come minorenni, sbarcati nei centri di prima accoglienza della capitale e del Lazio. Di questi il 60% sono maggiorenni. A rivelarlo è un rapporto di Save the children che ha inviato nei centri una squadra per verificarne le condizioni e ha scoperto che, in realtà, si tratta di adulti. “Un aspetto particolarmente critico – si legge nel dossier realizzato da Viviana Velastro – è la presenza di immigrati di dubbia minore età, in alcuni casi palesemente adulti”.
Quando il team capeggiato dalla Velastro chiedeva spiegazioni sulla promiscuità tra adulti e minori, gli operatori “affermavano che erano tutti immigrati la cui minore età era stata certificata con verbali di pronto soccorso, pur ammettendo di avere essi stessi, nella maggior parte dei casi dei dubbi, spesso confermati dagli stranieri”, che affermavano di avere altre età.

LA PROSTATA INGROSSATA – Ahmed, un egiziano sedicenne una notte dello scorso aprile si sente male. Ha dolori all’inguine, non riesce a stare sdraiato, sulla sedia non trova pace. Dal centro in cui è ospitato lo portano in ospedale. Diagnosi: problemi alla prostata. Problemi che non si presentano mai prima dei 35/40 anni. Eppure lui per lo stato italiano è un “migrante minorenne”.

LA DIAGNOSI LAMPO DI MEDICI COMPLICI – Osman, bengalese, la sera del 31 ottobre del 2011 si presenta all’ambulatorio pediatrico del pronto soccorso del Policlinico Umberto I: “Viene per la determinazione dell’età presunta” c’è scritto nel verbale, stilato tra le 21.02 e le 21.08. In sei minuti il medico di guardia stabilisce che Osman ha “un’età presunta di circa 17 anni e mezzo”. A guardarlo di anni, raccontano gli operatori, ne dimostra almeno 40. Ma, senza indicazioni sulla procedura disposta per determinarne l’età, il verdetto è stato emesso, senza possibilità di appello.

IL MONOPOLIO DEI MINORI – Nel Lazio sono 19 le strutture utilizzate per accogliere minori stranieri non accompagnati. Nell’aprile 2011, per far fronte all’ondata di sbarchi a Lampedusa, la Regione Lazio ha messo a disposizione 6 strutture (2 a Roma, 3 a Frosinone e 1 a Latina) e il Comune di Roma ha attivato, per assegnazione diretta, altre 13 strutture, alcune gestite da cooperative sociali, mentre le otto che accolgono il maggior numero di persone sono guidate, tutte, dall’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Trifone. Uno dei centri dell’Arciconfraternita, quello di Casal Lombroso, un residence per sfrattati, è finito nel mirino della procura lo scorso gennaio per aver omesso di versare l’Iva per una cifra superiore a otto milioni di euro.

I FALSI ADOLESCENTI  – Per ogni “minorenne”, compresi quelli che adolescenti non sono, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali consegna alle strutture, ogni giorno, 70 euro. Questo significa che in un giorno si spendono, per gli oltre 2000 immigrati accolti, 161.000 euro. Che in un mese fa quasi 5 milioni. Il 60 per cento di questi soldi potrebbe essere risparmiato. Invece non accade. Perché anche quando si scopre che il presunto adolescente minorenne in realtà non è, quel certificato medico, che rappresenta l’unica attestazione di identità valida, impedisce a polizia e carabinieri di fare qualsiasi cosa. Allora: chi è guadagna in questo business? Cosa c’è veramente dietro l’affare?

ORA LA PROCURA HA APERTO UN’INCHIESTA – Sul business dei finti minorenni la procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Sul tavolo del pubblico ministero Barbara Zuin è finita un’informativa dell’Ufficio Immigrazione della questura di Roma. Lì ci sono 400 identità sospette da analizzare. Tante sono state le pratiche per ottenere il permesso di soggiorno presentate, nel giro di pochi mesi, da sedicenti diciassettenni, prossimi al compimento della maggiore età, ospitati nei centri di prima accoglienza della città.
Quando arrivavano allo sportello dell’ufficio stranieri era evidente, a occhio nudo, che da qualche tempo avevano superato l’adolescenza. Tuttavia un certificato medico che era stato loro rilasciato al momento dell’ingresso nella capitale, garantiva per la loro minore età. Una diagnosi ospedaliera che non poteva in alcun modo essere impugnata dalle forze dell’ordine per ribaltare la verità.

Al momento il fascicolo della procura è per falsa dichiarazione alla polizia; nel mirino ci sono gli immigrati indagati per aver detto il falso. Gli inquirenti però stanno cercando di capire se a muovere le fila del business ci sia una vera e propria organizzazione.
Capire chi guadagna in questo giro d’affari gigantesco sarà interessante per comprendere cosa c’è davvero sotto. Anche perché a quanto pare, la maggior parte dei certificati che attestano la minore età degli immigrati sono redatti sempre dagli stessi medici. E ad accompagnare nella stessa struttura gli stranieri sono quasi sempre gli stessi vigili urbani. Le indagini sono appena cominciate e l’inchiesta potrebbe portare presto a nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

Dalle truffe sull’età alle spese gonfiate
ecco gli affari delle coop – Settanta euro al giorno per ogni “migrante minore non accompagnato” finiscono nelle tasche delle 19 cooperative che gestiscono i centri di accoglienza a Roma e nel Lazio. Un business colossale, che si è gonfiato a dismisura con l’emergenza Nord Africa. E che oggi spreme almeno110 milioni di euro l’anno allo Stato, visto che nei primi sei mesi dell’anno sono stati 2.300 i minorenni, o presunti tali, accolti nella capitale. Ma di certo qualcuno nell’affaire dei finti minorenni sta speculando. 161mila euro al giorno consegnati ai centri e ai falsi ragazzini.

LA “PAGHETTA” – Ai falsi ragazzi, come abbiamo già denunciato, spetta anche il “pocket money”, ovvero 5€ al giorno.

Le cooperative che gestiscono i centri di prima accoglienza nel mirino della procura.

La gestione di tanto denaro pubblico – solo nei primi sei mesi dell’anno sono stati spesi a Roma, per i 2.300 immigrati “minori”, 55 milioni e 400mila euro – è finita al vaglio degli inquirenti.

Perché il business dei finti adolescenti ospitati nella capitale (ovvero il 60% dei 2.300) è molto più grande di quanto si possa immaginare. Intanto il pubblico ministero Barbara Zuin ha aperto un fascicolo per falsa testimonianza alla polizia: sul tavolo del magistrato è finito un faldone di 1000 pagine prodotto dagli investigatori dell’Ufficio Immigrazione. Lì dentro ci sono i nomi di 400 stranieri minorenni che hanno chiesto il permesso di soggiorno camuffando la loro identità. Ma a certificare la loro età è stato un medico di un pronto soccorso della capitale che, attraverso una visita di 6 minuti in pronto soccorso, ha stabilito quanti anni avevano.

Ci sono troppe anomalie nell’affaire finti minorenni, a cominciare dai centri che li ospitano. Impossibile che nessuno si sia accorto degli adulti spacciati per ragazzini. Forse perché la diaria di 70 euro che prima il Governo (in tempo di emergenza sbarchi) e poi il Comune di Roma dà per ogni adolescente è più ricca di quella data a un profugo adulto (per cui sono erogati 3040 euro al giorno)?

“Da aspirante profugo a falso adolescente
ecco il trucco milionario” – Il business dei finti minorenni porta un timbro. Quello dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Trifone. E della sua costola, Domus Caritatis che a Roma ha inspiegabilmente ottenuto la gestione del maggior numero di centri. Un timbro dunque stampato su tutto ciò che nella capitale (e non solo) riguarda l’assistenza a rifugiati politici stranieri, immigrati, senza casa italiani, mense per poveri e via assistendo, tra assegnazioni irregolari, appalti vinti con procedure poco chiare o annullati per motivi altrettanto oscuri. Ecco gli squali della solidarietà.

DA PROFUGO A MINORENNE – Anita Brundu ha lavorato al Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Anguillara per adulti, e poi al centro di accoglienza di via Fosso dell’Osa. Entrambi sono gestiti da Domus Caritatis. È lei a spiegarci come l’affaire dei finti minori si autoalimenta. “Qualche mese fa, il giorno dopo essere stata trasferita al centro di via Fosso dell’Osa, incontrai Amir, Ahmed, Khaled e Muhammad. “Non ci chiamiamo più così”, mi dissero. Avevano fatto richiesta per essere riconosciuti come rifugiati politici: una richiesta che viene accolta soltanto nel caso di Paesi in guerra come Somalia, Sudan e Darfur; e loro non venivano da nessuno dei tre. Avrebbero dovuto essere espulsi. Di notte invece erano stati trasferiti nel centro per minorenni e tali, dopo un certificato medico, erano diventati. E il loro caso non era certo l’unico, ma la prassi”.

I RIFUGIATI E GLI AVVOCATI COMPLICI

In questa storia di mezzo non ci sono soltanto i centri che continuano a incassare sugli adulti che si spacciano per minorenni e che percepiscono rette giornaliere che valgono il doppio. Al ricco piatto da milioni di euro attingono un po’ tutti. Anche gli avvocati. C’è uno studio legale in particolare, al servizio della Domus Caritatis, che si occupa dell’assistenza legale e anche del ricorso per il riconoscimento dello status di rifugiati nel caso in cui venga respinto. Un appello senza senso, a meno che il rifugiato in questione non provenga, appunto, da Paesi in guerra. Ma quel ricorso inutile, tanto inutile non è: costa 250 euro a persona. Naturalmente a spese dello Stato: l’immigrato, il profugo, il rifugiato, non ha i soldi neanche per vestirsi, figurarsi se li ha per pagare un avvocato. E così, si attiva il gratuito patrocinio. Se si calcola che tutti gli ospiti dei vari centri fanno domanda per ottenere lo statuto di rifugiato politico, parliamo di centinaia di migliaia di euro ogni mese. Che si aggiungono ai milioni stanziati prima dal Governo e poi dal Comune per il mantenimento degli ospiti nelle strutture.

BAMBINI CON I CAPELLI BIANCHI
In un altro centro, il Sant’Antonio, è Silvia F., un’operatrice, a raccontare il business dei finti minorenni. “Qui ospitiamo settanta persone: di queste solo dieci sono ragazzi. Gli altri tutti adulti, visibilmente adulti: alcuni sono stempiati, altri hanno capelli bianchi. Spesso sono delinquenti. Spesso così violenti che capita di dover difendere i minori, quelli veri: una volta, addirittura, ci siamo dovuti barricare in una stanza con loro”.

BUSINESS DELLA SOLIDARIETA’: CARITAS E SANT’EGIDIO

La Domus Caritatis a Roma ha in appalto 8 dei 13 centri aperti dal Comune per l’emergenza Nord Africa. Vicina ai Cardinali e a Comunione e Liberazione, l’Arciconfraternita è legata al ras della ristorazione, la società La Cascina – che riforniva le mense scolastiche e ospedaliere di mezza Italia, la buvette del Senato e gestisce anche i buoni pasto Break Time – che già nel 2003 finì al centro di un’inchiesta. Gli appalti per i centri la Domus Caritatis li riceve direttamente dal Governo. Perché?

Forse perché i loro referenti sono ai ministeri chiave che si occupano di immigrazione. Nel governo attuale e in quello precedente.

Tutte le nostre denunce sullo scandalo dei falsi profughi, e su quello dei falsi profughi che si spacciavano da minorenni, sono risultate vere. I signori della truffa, ovvero tutti coloro (Bergoglio compreso) che campano sul business disgustoso della solidarietà pelosa, devono essere sbattuti in galera.

Medici compiacenti che fanno riferimento a queste associazioni devono essere radiati. Gli avvocati di Sindacati e associazioni xenofile che presentano i “ricorsi” , devono essere radiati. I politici che hanno permesso questo scempio, devono essere processati.

Ci sono migliaia di finti profughi che ricevono 45€ al giorno di “paga”. E tra loro ci sono migliaia di minorenni à la carte che di euro, ne percepiscono il doppio. Intanto i nostri pensionati al minimo rufolano nella spazzatura.
E’ scandaloso.

Ed è scandaloso che ci siano, da parte di queste stesse associazioni e sindacati complici di questo scempio, richieste di “prolungare” i permessi umanitari di questi che sono, non solo clandestini, ma anche delinquenti e parassiti bugiardi. Da oggi è ovvio a tutti il perché Caritas, Sant’Egidio, Cgil e robaccia simile spingano per l’accoglienza: soldi, una barcata di soldi. Per loro.
Per noi il degrado.

Caritas e Sant’Egidio da chi dipendono? Dal boss che ha definito ‘atto di guerra’ respingere i clienti profughi.



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