In Italia record di migranti analfabeti, li scaricano tutti qui

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Anche la punta di diamante dei media di distrazione di massa si è accorta, dopo anni, che l’Italia sta importando feccia.

I clandestini che arrivano in Italia sono i meno istruiti tra quelli che stanno prendendo d’assalto l’Europa. Lo scrive il Corriere:

“Si cercano strategie per lasciare ad altri i meno preparati e meno produttivi, sperando di scremare per sé i migliori e più istruiti”.

“I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione, dunque in prospettiva poco produttivi, e rappresentano esattamente il tipo di persone che gli altri governi europei preferiscono confinare in Italia”.

I numeri infatti dicono che “l’’Italia spicca perché registra la più alta quota di stranieri con al massimo la licenzia media: compongono il 47% della popolazione residente nata all’estero, mentre in Francia e Germania sono un terzo”. Ovviamente gli sbarchi hanno ampliato questo fattore, visto che dai 26mila stranieri approdati col barcone del 2010 siamo arrivati ai 124mila del 2016. Un boom incredibile, che ha favorito la riduzione dell’istruzione media degli stranieri. “In questi anni – scrive il quotidiano di via Solferino – inizia ad accadere qualcosa di nuovo e di diverso: mentre il livello di istruzione degli italiani sta lentamente crescendo, quello degli stranieri residenti cala rapidamente”.

Secondo l’Eurostat in Italia la quota di stranieri con al massimo la licenza media “si è impennata del 3% (al 53%!) negli ultimi tre anni, mentre nel resto Europa si affermano le tendenze opposte”. Se ci aggiungiamo il fatto che molto spesso i nostri laureati se ne vanno all’estero per i noti problemi dell’economia italiana, il risultato è che “gli sbarchi minacciano dunque di contribuire ad abbassare il contenuto medio di conoscenza e il potenziale di produttività e crescita del lavoro in Italia”.

Vox lo aveva spiegato mesi fa. Un po’ meglio del Corriere, che deve ovviamente fare salti mortali per rimanere nella gabbia del politicamente corretto:

DISASTRO: PROFUGHI CI COSTANO 2 PUNTI DI QUOZIENTE INTELLETTIVO

La realtà è che stiamo importando individui che per i nostri standard sarebbero dei ritardati mentali lievi. Questo avrà un impatto disastroso sul nostro modello sociale e livello di vita: ci stiamo legando una palla al piede.

L’Italia è, da sempre, un territorio privo di risorse del sottosuolo: non abbiamo petrolio, non abbiamo quantità significative di minerali. Tutta la ricchezza di questa penisola, da sempre, dipende esclusivamente dalle capacità dei suoi abitanti.

E la capacità è la diretta espressione dell’intelligenza. Questo vuol dire che se per qualsiasi motivo, l’intelligenza collettiva di chi risiede in Italia – la media tra i suoi abitanti – dovesse scendere, o peggio crollare, assisteremmo ad un declino dell’unica risorsa disponibile: l’intelligenza. E quindi del livello di benessere raggiungo.

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Ci sono due modi perché questo declino si possa verificare. Per una involuzione endogena: la società attuale tende in effetti ad un futuro in stile Idiocracy, e i motivi sono molteplici, il primo è che la pressione evolutiva non premia più le persone intelligenti, ma semmai una minoranza di ‘molto intelligenti’ e poi una massa di idioti totali. Ma questo processo, come tutti i processi evolutivi, sarebbe lento, molto lento. Poi c’è un metodo più veloce per abbassare il nostro QI (quoziente intellettivo): importare individui con il QI più basso del nostro. E questo lo stiamo facendo.

Che impatto ha, sul nostro QI, e di conseguenza sul nostro futuro benessere, lo sbarco dei cosiddetti profughi? Quanto pesa, ogni sbarco sul nostro QI?

Partiamo da un primo dato. Il QI medio degli italiani è uno dei più alti al mondo. Il più alto in Europa insieme a quello tedesco e olandese:

QIMONDO

Ci sono variazioni tra le regioni, ma sono entro valori del ‘Flynn Effect’ (FE), ovvero rientrano in lievi differenze dovute a fattori socioeconomici come, ad esempio, scuole migliori che possono generare differenze di pochi punti.

Ma al di là del FE, le differenze di QI sono dovute a fattori ereditari: genetici. Quindi non sono eliminabili con l’ambiente. Il figlio dell’africano che viene in Italia, anche frequentando scuole lombarde, non aumenterà mai il proprio QI fino al livello italiano.

E qui arriviamo al problema: il QI medio dei cosiddetti profughi che Renzi raccatta in Libia ogni giorno è 69: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0160289609001275

Tra il QI medio italiano (104) e quello subsahariano corrono circa 35 punti. Un abisso. Il QI medio di un individuo con la sindrome di Down (che sono persone fantastiche, ma che hanno bisogno di sostegno) è 50.

Secondo Wikipedia: possono essere specificati 4 diversi gradi di ritardo intellettivo[2]:

  • lieve (85% dei casi), QI da 50-55 a 70
  • moderato (10%), QI da 35-40 a 50-55
  • grave (3-4%), QI da 20-25 a 35-40
  • gravissimo (1-2%), QI inferiore 20-25.

Significa che, mediamente, quelli che sbarcano rientrano nella categoria di ‘ritardo lieve’. Che significa:

Il ritardo lieve è difficilmente evidenziabile nei primi anni di vita, questo perché nei bambini così piccoli le difficoltà motorie, prassiche e linguistiche non sono molto visibili[1], inoltre la compromissione in queste aree è lieve e non facilmente distinguibile dalle capacità dei bambini senza ritardo fino ad una età più avanzata[2]. Il periodo iniziale in cui si nota il problema è quello dell’inserimento nella frequenza scolastica, quando possono sopraggiungere difficoltà nell’apprendimento. Infatti, spesso si consiglia la permanenza nella scuola dell’infanzia fino ai 6 anni perché questi bambini imparano a leggere e scrivere tardivamente rispetto alla norma e generalmente intorno all’età di 7-8 anni.

Fino all’età di circa vent’anni i soggetti affetti dalla patologia necessitano di un sostegno nell’adattamento scolastico e sociale. Possono conseguire un’autonomia sociale e lavorativa adeguata per un livello minimo di autosostentamento, ma ugualmente necessiteranno di supporto.

Vista la correlazione diretta tra ricchezza prodotta e QI, questo avrà un impatto devastante sulla nostra economia, perché stiamo importando individui il cui QI rientra nella categoria di ‘ritardati lievi’, quindi da sostenere socialmente ed economicamente.

Perché sia chiaro: l’Africa è un continente ricchissimo, e la povertà relativa dipende tutta dai suoi abitanti. Che noi stiamo travasando in Italia, dove non avremo nemmeno le ricchezze del sottosuolo a salvarci.




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