Conferme: “E’ marocchina cresciuta in Italia la ragazza lapidata a Raqqa”

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Anche per gli inquirenti che si stanno occupando, da oltre un anno del caso Meriem Rehaily, la giovane di origine marocchina cresciuta ad Arzergrande e arruolatasi nel Califfato come Sorella Rim, potrebbe essere la sposa definita dai media come ‘italiana’ lapidata per adulterio a Raqqa. Storia di cui parla in un suo reportage Fausto Biloslavo, inviato de Il Giornale.

Una delle prostitute di ISIS che si sono arrese ai curdi ha raccontato a Biloslavo di una giovane straniera lapidata per adulterio. Secondo il racconto, l’anno scorso nella “casa nera”, sorta di guest house dove dormivano le donne straniere a Raqqa, una delle ospiti non è rientrata. Era una “italiana” – insistono i media – che, riporta la testimonianza, usciva di nascosto di notte per fare sesso con un ragazzo. Una notte sarebbe stata fermata dalla polizia religiosa. Le è stato detto che se avesse confessato il suo peccato, l’adulterio, sarebbe stata risparmiata. Invece, appena ammesse le sue colpe, sarebbe stata portata vicino alla moschea Al Nour e lì lapidata a morte. E tutto è bene, quel che finisce bene.

Nell’islam una donna può fare sesso con molti uomini senza violare la Sharia. Ma deve contrarre, ogni volta, un ‘matrimonio a tempo’. E’ una religione non solo immorale, ma anche estremamente ipocrita.

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