Inps, il super stipendio di Boeri: 1.000 euro al giorno per affamare i pensionati



Boeri, tipico boiardo di Stato moderno, che per essere tale ha fatto tutta la trafila di enti sovranazionali pro-sostituzione etnica come l’Ocse.

Uno stipendio milionario per fare lo scrittore di fantascienza e raccontarci, senza ironia, che gli immigrati ci pagheranno le pensioni. Una cagata pazzesca, per essere in tema con un grande attore tragico scomparso in questi giorni.

Diciamo subito una cosa: la boutade degli immigrati che pagano le pensioni è stata ormai ridicolizzata da una moltiplicità di studi e da persone più intelligenti del boiardo di cui sopra.

Ci sarebbe però un modo di far risparmiare qualche soldino all’Inps tagliando i superstipendi di Boeri e soci.

La metà o quasi dei super burocrati dell’Inps guadagna 239mila 800 euro, appena 200 euro sotto il tetto massimo di legge dei 240mila.

I file con le retribuzioni dei manager pubblici dell’istituto di Via Ciro il Grande sono rimasti fermi ai dati relativi al 2014 per tutto il biennio 2015-’16 e solo agli inizi di febbraio, sono stati inseriti quelli del 2015, con oltre un anno di ritardo. Degli emolumenti 2016 neanche l’ombra. Così come non si trovano le dichiarazioni fiscali e patrimoniali connesse ai nomi dei dirigenti indicati. E questo al di là degli obblighi formali, tanto è vero che l’Inail, per esempio, pubblica “tutto”. Né è sufficientemente chiaro, per di più, tra acconti e saldi, stabilire quale sia l’effettivo stipendio annuo lordo per ciascuno dei dirigenti indicati: alcune voci retributive sono di competenza di un anno, altre di un altro.

Nonostante la scarsa “trasparenza”, una cosa è certa: i dirigenti generali dell’Inps si piazzano tra le prime posizioni nella speciale classifica dei super guadagni dei grand commis pubblici. Risulta di tutta evidenza, infatti, che se il tetto massimo delle retribuzioni dei manager pubblici è fissato a 240 mila euro l’anno (come per il presidente della Repubblica e il primo presidente della Corte di Cassazione), la maggior parte dei dirigenti generali si trova sotto la soglia di appena qualche centinaio di euro. E non è detto che non la superi, perché appare complicato stabilire che cosa imputare a un anno e che cosa a un altro.

Nel 2015 risultavano in servizio ben 44 dirigenti di primo livello, con una retribuzione complessiva annua ampiamente sopra i 210mila euro a testa, con circa venti recordman a quasi 240 mila euro: da Giulio Blandamura a Vincenzo Caridi, da Rosanna Casella ad Antonello Crudo, da Vincenzo Damato ad Antonio De Luca, da Cristina Deidda a Maurizio Manente, da Flavio Marica a Fabrizio Ottavi, da Luca Sabatini a Sergio Saltalamacchia, da Maria Sciarrino a Gabriele Uselli e altri. Ad appena mille euro in meno si trovavano Giovanni Di Monde, Giuliano Quattrone e Gabriella Di Michele, che a febbraio scorso è stata nominata direttore generale dell’Istituto.

Se dalla dirigenza di prima fascia si passa alla seconda, le retribuzioni restano comunque su livelli elevati. Su oltre 450 dirigenti di questa categoria, tutti si portano a casa stipendi ampiamente oltre i 100mila, con una quota rilevante che oscilla tra i 130 e i 150.

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Quindi, solo per i superburocrati, l’Inps spende in stipendi 10 milioni di euro. Con i loro superstipendi si potrebbe dare un bonus di 100 euro a 100mila pensionati al minimo. E non ci romperebbero le palle raccontandoci favole sulla risorsa immigrazione come Tito Boeri.



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