Barricate contro profughi a Bologna: “Siamo pronti a bloccare la strada”

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San Pietro in Casale (Bologna) – L’attesa è snervante. Sotto il gazebo della protesta contro l’arrivo dei profughi, ci sono operai, ingegneri, impiegati con le loro famiglie. Si stanno preparando perché, da mercoledì in poi, nella piccola località ‘Il Ghetto’ di San Pietro in Casale, è atteso un pullman con dieci sedicenti minori e sedicenti rifugiati.

«Siamo pronti a bloccare la strada», sottolinea Mattia Polazzi. «Non ha senso prevedere un centro di accoglienza in una piccola borgata con 50 persone – sbotta – e stravolgere così la vita degli abitanti. Metteremo in campo tutte le azioni legali per bloccare l’arrivo dei migranti. Inviteremo il prefetto qui al Ghetto per mostrargli la situazione». Uno degli abitanti, Michele Raucci, spiega le ragioni della protesta: «Via Bolognetti attraversa la borgata ed è una strada chiusa. Non ci sono lampioni e la notte c’è un buio pesto. Si sono sempre disinteressati di noi. Ci tengono in considerazione soltanto per fare arrivare i profughi. Non sono contrario all’integrazione, ma non così. Se fosse arrivata una famiglia, l’avremmo accettata: i figli sarebbero andati a scuola con i nostri e ci saremmo attivati per aiutarli. Abbiamo sempre accettato e aperto le porte a tutti, ma stavolta si esagera. L’accoglienza fatta così è una buffonata».

Alessandro Bozzoli è arrabbiato: «Il razzismo non c’entra niente. La mia compagna è romena. La verità è che qui non c’è stata informazione: siamo sicuri, per esempio, che i minori siano davvero minori? Sappiamo come funziona l’anagrafe in Africa, spesso basata sulle dichiarazioni di chi cerca di eludere la legge. E poi chi li controlla questi rifugiati? Domande senza riposta. A Vedrana di Budrio i migranti non sono tutti minorenni. Eppure doveva essere così quando fu presentato quel progetto». Bozzoli si rivolge al sindaco di San Pietro, Claudio Pezzoli: «Dice di essere disponibile al dialogo? Ma alla fine del consiglio comunale è uscito e non si è fermato a parlare con noi». Manuela Zanetti ha paura: «Siamo donne indifese, a Mezzolara di Budrio un migrante ha cercato di violentare una donna».

Ombretta Zaniboni: «Mia figlia ha 17 anni e anche io ho timori per lei. Siamo pronti a manifestare quando arriverà il pullman dei profughi». Ieri, sotto il gazebo c’era la leghista Lucia Borgonzoni: «Invito il prefetto a confrontarsi con queste persone. Già, dove sono le istituzioni? È allucinante portare 10 rifugiati in una comunità di 50 persone. Significa cambiare in peggio la vita di queste persone. E poi si sa come finiscono queste cose: prima ne arrivano 10, poi 12 e infine si arriva a 20 o 30. C’è il rischio concreto che la struttura qui al Ghetto venga ampliata».

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E c’è anche tal Ibraim Kan, uno straniero contrario ai cosiddetti profughi: «Ho seguito percorsi regolari per inserirmi e oggi ho un lavoro, una moglie e due figli. Dieci minori rifugiati in una comunità piccola come la nostra creerebbero soltanto problemi. Mia figlia ha 11 anni e sono preoccupato per lei».

Sia chiaro: anche la presenza di Kan è invasione. Non per la persona singola, ma perché tante persone singole fanno un’invasione.




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