Addio a Paolo Villaggio: “Africani culturalmente inferiori”

ADDIO A PAOLO VILLAGGIO, UN INTELLETTUALE VERO CHE NON TEMEVA DI DIRE QUEL CHE PENSAVA

Le parole più belle dopo la scomparsa di Paolo Villagio le ha dette Beppe Grillo: “Un dolore sordo per la morte di Paolo Villaggio, il mio primo pensiero è stato “macché morto, sono balle…”. Ho provato lo stesso dolore quando morì Alberto Sordi, sto parlando di due “ultraitaliani”.
“Cosa abbiamo perso oggi? Un grande artista che ci rappresentava come tante dualità: esseri che seguono la corrente contorcendosi e che si ribellano all’improvviso, ma senza speranze…”.

Mentre tutti i media stanno facendo il solito mieloso addio, con censura su quello che il morto pensava, noi salutiamo quello che molti, non comprendendo, definivano un comico – la sua comicità era tragica – ripubblicando quello che pensava. Perché un uomo è, alla fine, ciò che pensa e ciò in cui crede:

Paolo Villaggio: ‘Africani culturalmente inferiori’

Mentre tutti i cultori del pensiero unico fingono di essere interessati alle ‘banane’ – in realtà non gliene frega nulla, ma lo sport moderno è la massificazione delle idee e la negazione di ciò che è evidente – qualcuno dice che ‘il re è nudo’.

”Ma quale rivoluzione anti razzista”, dice Paolo Villaggio al Tg zero di Radio Capital, condotto dal fanatico antirazzista Vittorio Zucconi. ”Noi fingiamo di essere buoni. Quella africana”, è l’affermazione dell’attore, ”è una cultura inferiore”. Una dichiarazione che potrebbe costare a Villaggio la damnatio memoriae, pur essendo talmente ovvia da non aver bisogno di discussioni.

Lo pensano tutti, lo sanno tutti. Ma fingono di non pensarlo. Perché sono ipocriti, perché sono intellettualmente disonesti, anche con se stessi.

Il che non significa si debba tirare le banane ai neri. Ma anche questa, è una reazione istintiva al tentativo bizzarro e repressivo di imporre un’uguaglianza che nei fatti non esiste e una visione falsa della realtà.



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