Vaticano, il caso del vescovo gay che abborda i militari di ronda a San Pietro



CITTÀ DEL VATICANO – Un altro gay scatenato tra i gesuiti di Bergoglio. Dicono che non sia difficile vederlo uscire dal suo appartamento, nel tardo pomeriggio, e mettersi a passeggiare avanti e indietro nei pressi di Sant’Anna, l’ingresso principale del Vaticano.

A stuzzicare gli appetiti del prelato, da un anno in qua, si è aggiunta anche la presenza dei militari incaricati di controllare i varchi dai quali si può accedere al piccolo Stato. Perché si sappia: loro parlano di ponti, ma vivono dietro alti muri. E dietro militari armati che li proteggono e stuzzicano i loro insaziabili appetiti.

Mitra a tracolla, mimetica, transenne. Il prelato in un paio di circostanze ha tentato persino un approccio con due di loro i quali, dopo avere liquidato il vescovo, hanno informato le autorità. I militari conoscevano un cardinale di curia al quale avrebbero raccontato lo spiacevole episodio avvenuto mentre montavano la guardia.

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Bergoglio ha ordinato al capo dell’ordine religioso dal quale dipende l’arcivescovo gay di trasferire l’arcivescovo molestatore. Tutto questo accadeva alcuni mesi fa; da allora ancora nulla pare sia accaduto. Ma l’arcivescovo, da quello che raccontano, continua a passeggiare avanti e indietro sul marciapiede davanti a Sant’Anna sul far della sera. A caccia.

E poi ci sono quelli che si mettono direttamente i profughi in vescovado. E’ più semplice. E qui arriviamo al suo capo, che non vuole dare scandalo. All’aperto.

Incontrare personalmente i rifugiati fa sì che “paure e ideologie” si dissolvano. Lo ha detto Papa Francesco oggi in occasione dell’Angelus con i fedeli in piazza San Pietro, affacciandosi come di consueto alle 12 dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano.
“Cari fratelli e sorelle – ha esordito -, dopodomani ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite. Il tema di quest’anno è ‘Con i rifugiati. Oggi più che mai dobbiamo stare dalla parte dei rifugiati’. L’attenzione concreta va a donne, uomini, bambini in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni. Ricordiamo anche nella preghiera quanti di loro hanno perso la vita in mare o in estenuanti viaggi via terra. Le loro storie di dolore e di speranza possono diventare opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca. Infatti, l’incontro personale con i rifugiati dissipa paure e ideologie distorte, e diventa fattore di crescita in umanità, capace di fare spazio a sentimenti di apertura e alla costruzione dei ponti”.

Ponti. E toccatine di culo. Hanno cacciato Ratzinger perché faceva pulizia, ora uno di loro è sul soglio di Pietro.


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