Italia, vogliono ripopolare un paese già sovrappopolato

Negli Stati Uniti esiste una (legittima) preoccupazione per il sovrappopolamento di alcuni stati, in particolare la Florida, che recentemente (2015) ha superato i 20 milioni di abitanti.
Giornali e siti americani parlano di “esplosione”, “sovraffollamento” e di una crescente difficoltà nell’assicurare i servizi essenziali, per esempio l’approvvigionamento idrico e i trasporti.
Oltre a comunità di immigrati stranieri sempre più numerose – prevalentemente ispanici, di origini cubane, portoricane e messicane – la Florida ospita milioni di cittadini americani provenienti dalle grandi metropoli del Nord-Est. In molti casi si tratta di pensionati, attratti dal clima mite.
Proviamo a confrontare la Florida e il nostro paese
Qualche numero – La Florida è una penisola e ha una superficie di circa 170000 km².
L’Italia ha una superficie di circa 300000 km² e in teoria è 1,77 volte più grande dello stato americano. Questo dato però non tiene conto della presenza di rilievi.
In Italia quasi il 40% del territorio è montuoso, mentre la Florida è quasi interamente pianeggiante; i rilievi più alti superano di poco 100 metri.
Togliendo le aree montuose, la superficie abitabile (o più adatta all’insediamento umano; sulle montagne si possono costruire villaggi o case sparse, non grandi città) dell’Italia si riduce notevolmente e scende a circa 180.000 – 190.000 km².
In Italia oggi vivono 60 milioni di persone (senza contare i clandestini).
Esattamente il TRIPLO degli abitanti della Florida.
Una densità di popolazione tra le più alte al mondo.
Se la Florida è considerata a rischio di sovrappopolamento come si può parlare di “rischio di spopolamento” per l’Italia?
Come si può sostenere la necessità di importare masse di stranieri?
Confutata questa menzogna, agli immigrazionisti restano pochi argomenti.
E in ogni caso l’impiego di manodopera sottoqualificata e sottopagata proveniente da paesi del terzo mondo, oltre che dannoso per la pace sociale e disgregante (più gli immigrati sono lontani culturalmente ed etnicamente dagli autoctoni e più l’integrazione è destinata a fallire), è ANACRONISTICO.
La Germania ha commesso un gravissimo errore importando milioni di Turchi e poi naturalizzandoli e concedendo a loro e ai loro figli la cittadinanza. Adesso ha una delle comunità islamiche più grandi d’Europa, che influenza pesantemente la politica interna ed estera tedesca.
Questo saggio di Cristopher Caldwell spiega molto bene quali furono le motivazioni (e i calcoli miopi) che portarono i governi tedeschi a favorire la migrazione turca.

Ma negli anni 50, 60 e 70 del XX secolo sussisteva almeno una parziale “giustificazione”; le catene di montaggio delle grandi fabbriche richiedevano migliaia di operai per funzionare.
Oggi anche questo pretesto è caduto; siamo alle soglie di una rivoluzione robotica.
Impariamo dal Giappone, che punta sulle nuove tecnologie e non sulla sostituzione etnica.
Nessun robot, finito il turno in fabbrica, si rende protagonista di risse, crimini e attacchi terroristici.
Nessun robot chiede (= pretende) il cibo halal, le moschee, la sharia.
E il progressivo invecchiamento della popolazione fa parte della normale evoluzione demografica.
L’aspettativa di vita si è notevolmente allungata grazie ai progressi della medicina ed è normale che in un paese occidentale ci siano molti cittadini in età avanzata; ma è opportuno precisare che un sessanta-settantenne di oggi può essere ancora in buona salute, attivo e produttivo.
Gli anziani non devono essere visti come obsoleti residui di un’altra epoca da rottamare, o come un peso per il welfare, ma come depositari di cultura ed esperienza che possono ancora dare molto alle nuove generazioni… e persino dimostrarsi più combattivi e coraggiosi dei giovani.
Già nel 1953 un profetico Leo Longanesi scriveva “Ci salveranno le vecchie zie?”
In Gran Bretagna la saggezza e la naturale diffidenza dei più vecchi nei confronti della globalizzazione e del multiculturalismo ha permesso la vittoria (sia pur di misura) della Brexit,
 
“Ma gli Italiani non fanno più figli!” (altro trito luogo comune degli immigrazionisti)
La scarsa natalità è indubbiamente un problema da non sottovalutare.
Ma l’adozione di politiche favorevoli alle giovani famiglie italiane (sul modello di quelle adottate dal governo ungherese di Viktor Orban) può porre rimedio e persino invertire questa tendenza: http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/politiche-pro-famiglia-a-chiacchiere-italia-e-nei-fatti-ungheria
Lotta al precariato, mutui e affitti agevolati, bonus per i figli, sostegno alle ragazze madri e alle coppie più povere, prevenzione degli aborti.
Nella Costituzione ungherese è stata introdotta la protezione della vita, dal concepimento alla morte; questa è una riforma che andrebbe introdotta anche in Italia… mentre le priorità dell’attuale governo absusivo sono lo ius soli e le “nozze” tra persone dello stesso sesso!
Dove trovare la copertura economica?
Semplice.
Risparmiando 4 – 5 miliardi di euro l’anno…
e destinando ai NOSTRI giovani le ingenti risorse che attualmente sono spese per arricchire faccendieri, ONG e cooperative.e per finanziare l’accoglienza dei sedicenti “rifugiati”, che nel 90-95% dei casi NON scappano da guerre e carestie.

Respinte oltre 95 per cento domande asilo: meno del 5% i veri profughi!

In poche parole, esattamente l’OPPOSTO di quello che vogliono Soros e i suoi “minions” Bonino, Napolitano, Mattarella, Boldrini, Renzi, Gentiloni, Poletti, Alfano, Minniti.


Mario L.



Lascia un commento