Clandestini accusano agenti: “C’hanno fatto neri” – VIDEO



Sgombero in uno dei tanti palazzi occupati da clandestini africani e islamici a Roma. Il racconto di Repubblica è spassoso. Uno penserebbe ad un’opera di ironica satira. Invece no:

Il primo palazzo, una lunga e larga palazzina in verità, è proprietà di un privato, il secondo del Comune di Roma. Il primo è in disarmo, pericoloso, puntellato. È andato all’asta dopo procedura fallimentare al Tribunale civile di Roma e il giudice che lo ha assegnato ne ha chiesto lo sgombero urgente. Ma è il secondo, quello comunale, ad essere stato liberato per primo. Giovedì 8, prima mattina. La polizia racconta di essere stata bersagliata da lanci di bottiglie di persone straniere che non volevano uscire. Via gli ospiti abusivi, via i loro vestiti. Tutto in strada, lungo lo sterrato che porta ai canneti: casse di birra calda, cucine a gas.

“Polizia violenta”. Il lunedì che segue, lunedì scorso, in via Vannina sono arrivati dodici blindati, più due caricati con gli idranti. Anche questi di prima mattina. Dentro l’edificio pericoloso si dormiva ancora, e questa volta non c’è stata reazione. Racconta (in italiano) Asad, 27 anni, in Italia da dieci: “Ho visto con questi occhi la violenza dei poliziotti, hanno aggredito un ragazzo, buttavano tutte le cose a terra. ‘Fuori, fuori’. Provavamo a mostrargli i nostri documenti e giù manganellate”. Dicono colpi in faccia, in testa, sulle mani. Alcuni di loro hanno il permesso di soggiorno, altri i fogli di protezione internazionale.

“Colpi in faccia”. “Alessandro” Kabanda è in Italia da 15 anni, dice che è un talent scout del calcio in prova, in verità cerca ancora un lavoro. “I poliziotti sono stati di un’aggressività gratuita”, racconta, “nessuno di noi si è opposto, nessuno ha cercato il conflitto, e loro hanno picchiato al primo rallentamento, alla prima richiesta di spiegazioni. ‘Vuoi che ti gonfi anche l’altro occhio, esci’, ha urlato un poliziotto a un ragazzo del Ghana dopo averlo colpito in faccia”, dice ancora Alessandro. “Hanno impedito alle ambulanze di prestare soccorso: ‘Dovete andare tutti in questura’, ci urlavano”.

Niente video. Jennifer ha un rosario appeso al collo, racconta: “Non siamo riusciti a salvare quasi niente dallo sgombero, abbiamo perso tutto”. Chi ti mostra la mano nera, chi la ferita sulla fronte: “Questo me l’ha fatto un poliziotto, non credevamo che in Europa si comportassero come in Africa”. Moustapha, ghanese, tre giorni dopo ha ancora l’occhio destro gonfio sotto le lenti a goccia. Ha girato tre video quella mattina, tutti mostrano facce livide e labbra sanguinanti. Non si vede la polizia nell’atto di manganellare, quello è lasciato ai racconti dei migranti: ‘Hanno picchiato con i loro bastoni anche un ragazzo disabile’.

“Alcuni ancora in ospedale”. Ci sono attivisti dei Blocchi precari metropolitani, arrivati intorno alle 9, lunedì scorso, che confermano la forza dell’intervento. Non c’era nessun vigile urbano, quella mattina, nessun funzionario comunale. “Abbiamo chiamato più volte la centrale operativa sociale del Comune di Roma per segnalare la presenza di donne e bambini, ma non abbiamo ricevuto risposta”, dirà Roberto Viviani, Baobab experience. Federica Borlizzi, lei dell’associazione di assistenza legale Alterego: “Alcuni migranti sono ancora in ospedale”. La polizia nega ci siano state persone refertate.

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La questura. La questura di Roma ha confermato che lunedì 12 sono state portati in via San Vitale (e lì identificati) 130 stranieri, “perlopiù africani”, dice una nota. Altri centoventi erano stati fermati dopo il primo sgombero, giovedì 8. Una retata per duecentocinquanta. “Dovevamo monitorare, anche in funzione antiterrorismo, le presenze di persone non note alle istituzioni all’interno degli stabili”. Ancora il comunicato: “L’intervento ha avuto lo scopo di impedire che cittadini stranieri, non in regola con le norme sul soggiorno, divenissero manovalanza per la criminalità, in un quartiere particolarmente gravato da fenomeni di illegalità”. Ci sono state denunce per occupazione abusiva e il sequestro di “oltre un chilo di sostanze stupefacenti”. Per una donna, in stato di gravidanza, “è scattata la denuncia anche per resistenza a pubblico ufficiale”. Un ventitrenne del Gambia è stato arrestato per i precedenti per spaccio.

Alessandro Kabanda. Talent scout. Notate come cerchino di ‘italianizzarli’ anche attraverso nomi fittizi, è una strategia di comunicazione dettata dall’alto.


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