La città dove il 90 per cento delle case popolari va a immigrati

Vox
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Aggiornata la graduatoria per le case popolari. La “graduatoria provvisoria” comunale di Anagni, quella da cui attingere nell’ipotesi di disponibilità di alloggi, è stata stilata nei giorni scorsi, e tra i primi dieci beneficiari appaiono ben nove nomi di cittadini non italiani. Sicuramente i componenti degli uffici e delle commissioni hanno svolto il loro lavoro seguendo regole e norme (sbagliate), anche se in questo periodo di profonda e vera crisi, il fatto ha destato scalpore. Primi a mostrare contrarietà, i ragazzi di Casapound, che hanno nel loro credo politico la “graduatoria morale” con gli italiani assolutamente da rispettare e privilegiare.

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Il messaggio sul web è apparso immediatamente: «Se al governo della città ci fosse stata CasaPound Italia, si sarebbe attuato il quoziente di nazionalità nel punteggio per avere diritto ad una casa popolare, e invece si è preferito votare il cambiamento e il risultato è quello sotto gli occhi di tutti. Questa graduatoria deve far ragionare tutti sul ruolo della politica e sul fatto che in questa città vengono prima i profughi e gli stranieri rispetto agli italiani. Per noi, invece, il punto principale è quello di rimettere al centro della politica gli italiani».

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Posizione simile quella del consigliere d’opposizione Roberto Versi, che quando era assessore con il centrodestra arrivò a ritardare i lavori al “Rotore” per evitare che anche quegli alloggi fossero tabù per gli anagnini. Resta la considerazione di alcuni “moderati” che, pur con il laconico “dura lex, sed lex”, si chiedono «ma i controlli sull’effettivo reddito delle persone assegnatarie di pubblico alloggio, vengono effettuati? L’amministrazione di Anagni stipulò una convenzione con la Guardia di Finanza per la verifica di quelle ed altre situazioni e la minoranza consiliare annuncia una precisa interrogazione al riguardo. Il tema apre il dibattito.