La guerra dei Rolex: “Ministri hanno preso tre Rolex e io per uno mi sono dovuta dimettere”

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Chiamatela la ‘guerra dei Rolex’. Quando un governo non ha ideali, non si litiga sulle leggi, ma sul bottino. Così, dopo essersi dimessa, il sottosegretario Vicari dichiara al Corriere della Sera che per lei è normale ricevere a Natale un Rolex da 5.800 euro da un armatore che, grazie al suo interessamento per far passare una legge vantaggiosa, ha risparmiato 7 milioni di Iva. In effetti, se ci possiamo permettere, anche un po’ taccagno, l’armatore.

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«Ecco – dice lei infatti – non le pare che sia un po’ poco?». Per il gip di Palermo deve «escludersi che siffatta cospicua dazione possa confinarsi tra le cosiddette regalie d’uso», anche se può sembrare di «modico valore» rispetto al vantaggio ottenuto. E poi il sospetto è che oltre all’orologio ci siano altri favori elargiti alla Vicari dall’armatore arrestato Ettore Morace, insieme all’assunzione del fratellastro Tancredi alla Liberty Lines. Ma la Vicari sfoggia serenità: «Non ho agito nell’interesse di una persona, ma di una categoria». Poi lancia un messaggio che chi sa può capire: «Ci sono ministri che hanno preso non uno ma tre Rolex e sono ancora in carica». Una bella difesa, non c’è che dire. «Chi sono i tre?», vuol sapere Giulio Marcon di Si. Sdegnato, si dice estraneo all’inchiesta Mare Mostrum il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti.

Sia chiaro, la vera corruzione è più ampia e molto più intelligente. Ad esempio Obama e tutti gli ex presidenti americani si fanno pagare in cachet fuori mercato per convegni post presidenza. Ma lì siamo su un altro pianeta. La Vicari rappresenta la piccola corruzione, anche un po’ volgare. Quella dei Rolex.

Che, tra l’altro, è molto più grave prenderli da governi stranieri, come fecero i ministri, in cambio del via libera all’islamizzazione del Paese.




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