Contatti radio tra Ong e trafficanti islamici: “Grazie ad Allah ce l’abbiamo fatta”

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La base a terra chiama le imbarcazioni in mare. E ricorda che stanno operando in avversione al governo attuale riconosciuto. Loro rispondono. Scherzano. Il trafficante ringrazia Allah per il buon esito della missione di scafismo. Questo vuole dire, in parole povere, che un barcone carico di immigrati è stato scortato fino ad un’unità navale dei ‘soccorsi’. Il lavoro è andato a buon fine. A spese nostre. La conversazione avviene via radio.

Sono le intercettazioni in possesso della procura di Catania che ha aperto un’indagine sull’operato delle famigerate Ong.

I contatti tra le Ong e i trafficanti avverrebbero anche via radio, dopo notizie che i satellitari sono intercettati e intercettabili, le frequenze radio utilizzate raggiungono un raggio meno ampio, quindi sono più sicure.

«Siamo in possesso di alcune di queste registrazioni dice il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro Purtroppo non possiamo utilizzarle giudizialmente perché non sono state registrate dalla polizia giudiziaria. Per questo chiediamo uno sforzo investigativo enorme per potere tradurre in prove queste fonti di conoscenza non utilizzabili processualmente».

Il magistrato vuole vederci chiaro sull’operato e sui finanziatori di alcune Ong che raccolgono immigrati in mare anche a poche miglia dalle coste di partenza, di fatto incentivando le partenze anche su natanti fatiscenti, dal momento che le navi sostano sul confine delle acque territoriali e sono dunque pronte a trasbordare i passeggeri. Lo attestano alcuni screenshot Ais (Automatic identification sistem) che immortalano le navi delle Ong sostare vicino al confine delle acque territoriali tunisine e libiche, stando anche parecchio tempo in attesa.

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A pattugliare le proprie acque c’è una motovedetta tunisina, e sta di fatto che malgrado sia tunisino il porto più vicino dove secondo la convenzione di Amburgo andrebbero trasportate le persone soccorse in mare, le Ong prendono la via per l’Italia. A spiegare cosa accade e su cosa è forte l’interesse della procura è il procuratore Zuccaro: «Il Mediterraneo centrale è diviso in zone Sar di competenza delle Capitanerie di porto. Le più ampie sono la maltese e l’italiana. Né la maltese, né la vicina capitaneria di porto tunisina rispondono alle richieste di aiuto. Lo fa solo quella italiana che dà alle Ong indicazioni verso un porto in Italia. Il punto, dunque, è capire perché – noi lo abbiamo capito – queste Ong si recano in acque territoriali libiche e, dice  vanno fin quasi a riva a prendere gli immigrati, dunque in una situazione di non pericolo come invece richiede la legge, se sollecitano i libici a spedire le navi segnalando che tanto ci sono loro a prendere gli immigrati. Ci sono alcune navi che staccano i trasponder. È su questo che dobbiamo indagare».

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Ma chi sono queste Ong:

I finanziatori delle navi Ong che trasportano spacciatori e terroristi in Italia




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