Huffington Post sdogana il burqa: “Dovremmo indossarlo tutte”



La blogger dell’Huffington Post Italia e scrittrice Flavia Piccinni, vincitrice del Premio Campiello Giovani 2005, dà il là ad il nuovo nazifemminismo islamico: per liberare le donne dalle convenzioni sociali occidentali e per «annullare l’ossessione per l’immagine che tutte abbiamo, annullare il giudizio delle altre attraverso la loro bellezza, imparare a mostrarci privi di ossessioni e di sovrastrutture», occorre indossare il burqa. Integrale.

Si ritiene che gli occhi siano lo specchio dell’anima e dunque, come sostiene Piccinni nel suo blog sull’Huffington Post è necessario «difendere la donna dagli sguardi altrui, preservandone l’immagine e dunque l’anima».

La blogger femminazi racconta il suo arrivo all’aeroporto di Kuwait City vestita con «una giacca di lana aderente, un vestito sotto al ginocchio e calze coprenti» non si è mai vergognata tanto in vita sua, avendo improvvisamente realizzato che “per gli arabi sono le prostitute a lasciare le spalle, le braccia e le gambe scoperte. Le occidentali smemorate non sono particolarmente amate. Se credete di essere coraggiose e strafottenti non siete mai state a Kuwait City vestite all’occidentale“.

La scrittrice allora va in un negozio: “Dopo venti minuti avevo comprato, per la modica cifra di dieci denari che sono poco più di trenta euro, un burqa nero. Avevo acquistato la taglia più piccola disponibile: la 48. Praticamente ci navigavo dentro. Quando ho domandato qualcosa di più stretto, il ragazzo mi ha guardato offeso: “No, deve andare largo e fluttuare” mi ha spiegato”.

La Piccinni allora elenca i “vantaggi” del velo. “Non devi perdere tempo a coordinare le scarpe con la borsa, o magari a scegliere il vestito che ti fascia meno, i pantaloni che non ti fanno difetto, la maglietta che evidenzia tragicamente e irrispettosamente i chili di troppo. Non devi neanche perdere tempo a sistemarti i capelli, o a truccarti. Non ti vede nessuno. Nessuno sa se dietro c’è una bella donna, o una donna poco attraente. È tipo il grembiule che ti facevano mettere da bambino, a scuola, ma molto più comodo: non solo non è più necessario preoccuparsi dei vestiti, ma anche del proprio aspetto esteriore”.
Non contenta, ne ha anche candidamente elencato le presunte comodità: «Non devi perdere tempo a coordinare le scarpe con la borsa, o magari a scegliere il vestito che ti fascia meno, la maglietta che evidenzia tragicamente i chili di troppo».

C’erano una volta le femministe.



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