Facevano la cresta su profughi: 650 mila euro

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Sono stati scoperti, ma non è certo una novità, rimborsi spese “gonfiati” per forniture di beni e servizi necessari ai fancazzisti del Centro di prima accoglienza di Pozzallo. Funziona così: si registrano più finti profughi di quelli esistenti, così si ricevono più rimborsi. E’ anche uno dei motivi per i quali il PD li raccatta in Libia e li blocca al confine di Ventimiglia. E perché anche i Nigeriani, Senegalesi e Pakistani ci vengono spacciati per profughi.

Sei dipendenti del Comune ibleo, che hanno gestito il C.P.S.A. tra il 2013 e il 2014, sono indagati per reati di truffa e frode nelle forniture pubbliche. Le somme richieste e ottenute ammontano a 650 mila euro, attraverso cui i gestori avrebbero attestato il falso su una distribuzione di materiale mai avvenuta, giustificata da prospetti “lievitati ad arte”. Indagati direttore, magazziniere, contabile, responsabile servizio amministrativo e coordinatori.

I finanzieri di Pozzallo hanno avviato i controlli per trovare il materiale che sarebbe stato “acquistato” all’interno dell’ex di C.P.S.A oggi Hot Spot. Le verifiche hanno dato esito negativo, infatti, nulla è stato trovato nel Centro di prima accoglienza. Da questi primi accertamenti è partito un ulteriore controllo sulla gestione dei fondi che il Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Ragusa, eroga per l’accoglienza e il mantenimento dei cittadini extracomunitari ospitati.

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L’indagine delle Fiamme gialle ha fatto emergere le irregolarità con una puntuale ricostruzione contabile delle giacenze di magazzino. Sono state esaminate le fatture di acquisto e dei prospetti di rendicontazione delle spese comunicate alla Prefettura. Tra i sei indagati il direttore del Centro di prima accoglienza, un magazziniere, il contabile, il responsabile servizio amministrativo e alcuni coordinatori.

Gli indagati avrebbero agito in concorso per attuare i reati di truffa frode nelle pubbliche forniture attraverso un sistema di liquidazione delle fatture di volta in volta presentate alla Prefettura di Ragusa per i servizi resi, che è risultata fraudolentemente “incrementata”.

I sei indagati sono accusati anche di aver omesso di fornire le quantità di beni e servizi ai migranti contrattualmente convenute. A carico degli indagati, la Procura della Repubblica di Ragusa ha già inoltrato al Gip la richiesta di rinvio a giudizio per le ipotesi di reato di concorso in truffa e frode nelle pubbliche forniture, il tutto in danno del Ministero dell’Interno e dell’ufficio territoriale del Governo di Ragusa.