Don Contin: i soldi delle orge dalla ONLUS che gestisce “centro accoglienza”

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Spuntano cinque conti correnti riconducibili a don Andrea Contin attraverso i quali il parroco di San Lazzaro gestiva danaro. Tanto denaro.

Preti in Curia. Don Andrea, però, non era più di tanto preoccupato. Qualche giorno dopo la presentazione della denuncia da parte della 49enne ex amante (denuncia già all’attenzione del tribunale ecclesiastico diocesano) sia l’ex parroco di San Lazzaro che don Roberto Cavazzana si sono presentati in Curia. «Tutte bugie, solo una montatura», avrebbero tagliato corto, insistendo sulla correttezza del loro comportamento nell’esercizio del ministero pastorale.
E quella donna? Una che si sarebbe inventata tutto, chissà per quale ragione. Non s’aspettavano che magistratura e forze dell’ordine (i carabinieri della stazione Padova principale guidati dal maresciallo Alberto Di Cunzolo) fossero decisi a investigare a fondo. E a mettere a confronto il lungo racconto dell’ex amante con quello di un’altra parrocchiana pronta ad ammettere una relazione con don Contin e la presenza in canonica della “stanza dei giochi” con oggetti impiegati negli incontri erotici oltre a lingerie e stivaloni bianchi con tacco a spillo.

È solo di fronte a quella conferma che scatta la perquisizione la mattina del 21 dicembre, del tutto inaspettata per don Contin, talmente sicuro di essere intoccabile che nemmeno si era preoccupato di smantellare la camera a luci rosse benché da luglio sapesse che il tribunale ecclesiastico aveva avviato una “indagine previa”, un accertamento previsto dal diritto canonico preliminare all’avvio di un processo. Anzi, si sentiva così intoccabile da presentarsi alle nozze del fratello, sempre nell’estate 2016, al volante di una Jaguar scortato da una bionda mozzafiato in minigonna – tra i 40 e i 50 anni, come piacevano a lui – con la quale ha frequentato il litorale del Cavallino fino all’ottobre scorso.

Ecco perché gli inquirenti hanno in corso verifiche sui 5 conti riconducibili a don Contin, una vita esagerata anche quanto alle spese. Con uno stipendio di 1.050 euro al mese, come poteva permettersi macchine potenti, viaggi in hotel di lusso e cene in ristoranti rinomati? Si guarda al centro di accoglienza “Casetta Michelino” gestito da lui come un’impresa privata. L’onlus, grazie alla presenza di quel prete, aveva ottenuto convenzioni e sovvenzioni pubbliche, contributi tramite il Fondo sociale europeo e fidi dalla banche. Fidi che regalano alle imprese liquidità pronta per essere spesa subito.




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