AVELLINO: SENZATETTO ITALIANO PADRE DI 3 BIMBI MUORE DI FREDDO (2.000 PROFUGHI IN HOTEL)

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Un senzatetto di 44 anni è morto per il gelo nella notte dell’Epifania. La tragedia si è verificata nel Mercatone, un’ex struttura commerciale abbandonata da decenni nel centro urbano di Avellino e diventata rifugio dei poveri senzatetto italiani, che ad Avellino, come in altre città italiane, non possono entrare negli hotel dei ‘profughi’, tipo questo:

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A perdere la vita, stroncato dal freddo (la temperatura nella notte è scesa sotto zero) è stato Vincenzo Lanzaro, originario di Visciano e padre di tre figli. A scoprire il cadavere un altro senzatetto, che viveva con lui in un box in condizioni di estremo degrado. Sul posto gli agenti della squadra volante della Questura.

Avellino ospita nella provincia oltre 2.000 fancazzisti africani distribuiti in una ventina di hotel.

Qualche giorno fa, è morto in piazza Cesare Battisti, nel cuore di Bari, un 42enne senza fissa dimora: uno dei tanti che si aggirano nei pressi della stazione ferroviaria. L’uomo è stato trovato senza vita intorno alle 7,40 da un passante che ha subito chiamato i soccorsi. A Bari, che il suo sindaco, quello che manifesta con i terroristi islamici senza conoscerli e che da capo dell’Anci è a caccia di case per i profughi, ha definito, per bocca di un suo assessore:

«Bari città accogliente, dove tanti baresi e tanti migranti sono disponibili al reciproco incontro». Francesca Bottalico, assessore al Welfare del Comune di Bari, tratteggia un quadro tutto sommato positivo del sistema di accoglienza in città. Pur non tacendo «gli episodi di razzismo, anche violento» che si sono verificati in passato e «le tensioni nei quartieri più toccati dall’emergenza, come Libertà, Palese e Enziteto», l’assessore racconta di una città «capace di sperimentare forme nuove di accoglienza, basate sull’integrazione, sullo scambio delle conoscenze e delle competenze e, soprattutto, dignitose per la comunità ospite e la comunità ospitante». La rete delle strutture è quanto mai complessa. «La prima accoglienza» spiega l’assessore «è gestita direttamente dalla Prefettura. I servizi sociali intervengono nella cosiddetta “seconda accoglienza” e, sebbene non ci siano fondi dedicati, i migranti sono seguiti e accompagnati al pari dei cittadini baresi in condizione di fragilità economica e sociale. Le emergenze sono in fondo le stesse: casa, diritto allo studio, accompagnamento nel mondo del lavoro».

«L’esperienza maturata in questi anni, anche attraverso i momenti di maggiore tensione» riprende l’assessore «dimostra che l’incontro delle culture è il miglior antidoto alla paura del diverso. Ecco perché stiamo per aprire, al quartiere san Paolo, la prima “casa delle culture”, un centro polifuzionale e interculturale con proposte di formazione, informazione e intrattenimento per tutti, migranti e baresi. L’idea nasce anche dall’esperienza acquisita attraverso il progetto “essere comunità” che ha dato via a orti sociali, biblioteche, scambi di esperienze e finanche l’accoglienza di nuclei familiari di migranti a casa, nelle famiglie di baresi».

Aprono la ‘casa delle culture’, intanto la gente, italiana, muore di freddo. Chi fa morire di freddo la sua gente per ospitare fancazzisti africani, noi lo definiamo ‘pezzo di merda’: e siamo gentili, nel farlo. Il termine appropriato sarebbe infatti ben peggiore.




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