Eataly: Farinetti fa lavorare profughi al posto di Italiani, così risparmia

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Dalla Stampa, il giornale di Lapo:

Alì è arrivato in Italia dalla Libia con un barcone. Era il 2009. Oggi lavora da Eataly a Torino, in via Lagrange, e sta completando le pratiche per il ricongiungimento con la moglie e i due figli che sono ancora in Africa. Diop è del Senegal ma ha un gran tocco con la cucina italiana: fa il cuoco nel ristorante del gruppo a Bologna.

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Nei ristoranti e nei punti vendita di Eataly sparsi in tutta Italia, di storie come queste ce ne sono tante, per l’esattezza 223 in rappresentanza di 61 Nazioni. Ed è per questo che il patron Oscar Farinetti non vuol sentire parlare di contrasto all’immigrazione, revisione di Schengen, rimpatri o chiusura delle frontiere. «Ieri quel razzista di Grillo ha prodotto la sua filippica con toni da legge razziale contro le immigrazioni» attacca Farinetti. «Io penso agli extracomunitari che sono nel nostro organico. Tra loro ci sono anche 18 rifugiati politici e tutti lavorano con grande impegno. Ho mandato loro un abbraccio».

Ci credo che non vuole sentire parlare di ‘contrasto alla immigrazione’, se non avesse immigrati low-cost potrebbe rischiare di dover pagare il giusto dei dipendenti italiani.

Riflessione sui 18 finti profughi come il senegalese che ha assunto: Farinetti è uno dei finanziatori del criminale politico Renzi, che ora governa per tramite di Gentiloni. Il governo Renzi ha rifornito lui e altri finanziatori con profughi low-cost che paghiamo noi con vitto e alloggio e che quindi può sottopagare, tanto li paghiamo già noi.




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