Vescovo: “Dopo Berlino va fatta moschea a Firenze e guai referendum”

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L’accoglienza ai fancazzisti camuffati da profughi e la costruzione della moschea a Firenze tra i temi toccati ieri dal cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, nel consueto incontro con la stampa per gli auguri di Ramadan Natale.

“Abbiamo chiuso la porta del Giubileo – ha ricordato con Papa Francesco – ma non si chiude la porta della misericordia”. Soprattutto non si chiude il lato b e il portafoglio, sempre pronti ad accogliere.

L’invito di Betori, “deve essere una città che crea ponti”, come Berlino. Da qui il richiamo alla recente Lettera natalizia dei vescovi toscani sull’accoglienza di fancazzisti richiedenti asilo: occorre “creare percorsi di integrazione, non limitarsi a dare un tetto”. Ma infatti, percorsi da percorrere in camion.
Con questa Lettera, ha spiegato, “ci siamo messi innanzitutto in linea con quella che è la preoccupazione del Santo Padre”. Di fronte a “bisogni sempre crescenti abbiamo bisogno di ulteriore impegno”.

Con riferimento all’attentato di Berlino, l’arcivescovo ha sottolineato la necessità di combattere il terrorismo “rimuovendo le false motivazioni come quella dello scontro di civiltà” e attraverso “una maggiore conoscenza e un maggior dialogo tra i popoli e le religioni”. E’ un caso fortuito che siano islamici.

Deciso il “no” al referendum sulla costruzione di una moschea: “Tra i diritti costituzionali di ciascuno c’è anche l’esercizio del culto, per cui non è da chiedersi se occorre fare una moschea, ma una moschea va fatta”. Imam o vescovo? Sicuramente non conoscitore della Costituzione, visto che l’Islam non è riconosciuto come religione di Stato in Italia.

Ormai gli alti papaveri della Chiesa sono la quinta colonna dell’invasione islamica. Chi dà l’8 per mille lo dà all’invasione.




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