Strage Berlino: Tunisino si è organizzato in Italia, Alfano ha dimenticato di espellerlo

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Il tunisino ricercato per la strage di Berlino “si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia”. Lo ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato in Tunisia. “Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia”, ha aggiunto. Anche l’Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Anis Amri che gli ha lanciato un appello: “Lo invito a consegnarsi alla polizia”.

Solite fandonie. Cosa volete che dica il fratello del terrorista islamico, che ha fatto bene?
Comunque: perché il clandestino non è stato espulso appena finito di scontare la pena?

Intanto le impronte di Anis Amri sono state rinvenute sulla portiera del tir – lato guidatore – utilizzato per la strage. Lo annuncia la polizia tedesca, riferiscono i media tedeschi. Oltre che sulla portiera del guidatore, altre impronte digitali del tunisino sarebbero state ritrovate anche sul volante del tir, riferisce la Berliner Zeitung, citando proprie informazioni.

Anis Amri “era nei radar delle agenzie di intelligence statunitensi”: lo scrive il New York Times citando funzionari americani. “Aveva fatto ricerche online su come fabbricare una bomba e ha comunicato con l’Isis almeno una volta”, affermano le fonti. Amri “era nella no-fly list statunitense”.




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