Italiano vive in fienile abbandonato, anche a Natale: assessore pensa a profughi

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Dal giornale locale:

Quella di Fabrizio Corti non è una storia da raccontare sotto l’albero di Natale ai bambini che attendono impazienti di aprire grandi pacchetti colorati e ai loro genitori. Da quattro anni quest’uomo di 52 anni di Comeana, vive in un fienile abbandonato, senza porte ne finestre. Per ripararsi dal freddo ha uno spesso strato di coperte dentro il quale si arrotola fino a scomparire. Sarà così anche per la notte di Natale e per quella di Capodanno.

Fabrizio fa piccoli lavoretti e mangia grazie alla generosità dei bar e dei ristoranti della zona che gli fanno sempre trovare qualcosa di caldo, ma questa non è vita.

La sua è una storia di marginalità sociale che si è sommata alla sfortuna e forse anche alle cattive compagnie frequentate in passato, durante la sua gioventù. Fabrizio è un ex tossicodipendente, tuttora seguito dal Sert. Lo dice apertamente.

Nel 2011 la madre con cui viveva è morta e la ditta per cui lavorava come fabbro ha chiuso. Senza uno stipendio è scattato lo sfratto.

Tramite servizi sociali e Sert per un anno e tre mesi ha vissuto nella residenza protetta Casa Betania a Prato, poi si è trovato in mezzo a una strada: “Non sono luoghi dove si può stare per sempre – racconta Corti – e l’idea di andare al dormitorio La Pira non mi piaceva perchè significa incontrare persone che non voglio più vedere ora che sono uscito dal tunnel della droga. Io a Prato non ci voglio andare. Così mi sono sistemato in un rudere nel mio paese. La Caritas mi voleva dare un pacco con prodotti crudi. E dove cuocio la pasta? I servizi sociali mi hanno detto di andare a mangiare alla mensa La Pira, ma ci vogliono 5 euro di biglietti d’autobus, tanto vale stare qui e usare quei soldi per un panino. E poi perdo tre ore che posso utilizzare per fare qualche lavoretto qua e là. Vorrei solo una stanza e un bagno. Per il resto mi arrangio da me. Sono disposto a fare qualsiasi tipo di lavoro. Sono due mesi che le assistenti sociali non si fanno sentire. Sert e Comune si rimpallano la competenza, ma in fondo cosa chiedo? Solo quattro pareti dove dormire. Non voglio altro”.

Dal giornale locale:

Profughi ospitati nei locali della Coop di Comeana Assessore Prestanti: «Faranno lavori socialmente utili» immigrazione Gelli. «Era dovere morale per noi. Abbiamo fatto dei lavori e poi dato in affitto la casa alla Pane e Rose»

Poi si legge in un altro giornale locale:

Arrivano dalla Nigeria, ma anche dal Bangladesh e dall’Afghanistan, ragazzi di venti anni e a volte neppure, fuggiti dai loro paesi camminando nel deserto o attraversando il mare di notte. Molti sono oramai a Carmignano da quasi due anni, in attesa di un permesso umanitario che non a tutti sarà riconosciuto, e nei prossimi giorni inizieranno a prendersi cura dei giardini del centro di Carmignano e di Comeana.

L’unico deserto è nella testa dei giornalisti. A Comeana ospitano in hotel e fanno ‘lavorare’ i fancazzisti africani e pakistani mentre un loro compaesano vive, al freddo, in un fienile.

Per l’assessore era ‘un dovere morale ospitare gli africani’, non un suo cittadino.




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